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Omicidio Rigante, la Cassazione chiede la riduzione di pena per Massimo Ciarelli

La Cassazione ha rimandato la sentenza per l'omicidio del tifoso del Pescara, avvenuto in via Polacchi nel maggio 2012, alla Corte d'Appello di Perugia. Esclusa infatti la premeditazione per Ciarelli

Massimo Ciarelli ha ucciso volontariamente ma senza premeditazione. E' questa la decisione presa dalla Corte di Cassazione in merito alla sentenza relativa al processo per la morte di Domenico Rigante, il giovane tifoso pescarese ucciso la sera del 1 maggio 2012 in via Polacchi.

Ora la sentenza sarà ridiscussa e rideterminata dalla Corte d'Appello di Perugia. Venendo meno infatti l'aggravante della premeditazione, la pena di 30 anni scenderà sicuramente a meno di 20 anni.

Confermate invece le condanne per gli altri imputati, ovvero i cugini Luigi, Angelo, Antonio e Domenico Ciarelli condannati rispettivamente a 16 e 13 anni di reclusione.

La tesi sposata dalla Cassazione è quella presentata dall'avvoato della difesa di Ciarelli, ovvero che la spedizione punitiva che portò all'omicidio di Rigante non fu premeditata ma conseguenza della lite e provocazione che lo stesso Rigante, assieme al fratello, ebbe il giorno prima a Pescara Vecchia con il gruppetto di rom.

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