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Donne e bambini ucraini ripuliscono la pineta di Montesilvano e lanciano un appello: "Non cacciateci"

Sono i profughi ospitati all'hotel Excelsior, ma dal 27 novembre potrebbero essere trasferiti: un ennesimo trauma soprattuto per i bambini che, spiegano, hanno ritrovato un po' di normalità. Aiuto lo chiedono alle istituzioni nazionali, regionali e locali

Hanno pulito la pineta di Montesilvano di loro spontana volontà e ora lanciano un ennesimo grido di aiuto per chiedere di non essere cacciati dall'hotel Excelsior dove, come profughi, si trovano ormai da otto mesi.

Un gesto concreto e simbolico allo stesso tempo quello che hanno compiuto le donne e i bambini ospiti dell'alberto e che temono ora di dover lasciare quel poco di normalità che, anche grazie ai tanti volontari, sono riusciti a ricostruire dopo essere sradicati dalla loro terra e dalle loro vite. Alcuni di loro a Montesilvano sono arrivati quando la guerra è scoppiata, altri li hanno raggiunti a maggio fuggendo da Mariupol,

Tutti ora rischiano di essere trasferiti perché con il decreto legge 21 del 2022 e la recente ordinanza 937 della protezione civile è stata sancita a partire dal 27 novembre, la cessazione dell'accoglienza alberghiera e il dirottamento in hotspot fuori dalla regione Abruzzo in strutture che non sarebbero idonee soprattutto a donne e bambine tanto che alcuni profughi spostati in Campania sono tornati nel teramano dopo che è stata accertata la non idoneità igienico-sanitaria del posto in cui erano stati trasferiti. Nell'intento ci sarebbe quello di diminuire il costo pro capite dei rifugiati con il rischio di perdere anche l'assistenza sanitaria, linguistica e legale fino ad ora garantita. Una prospettiva che spaventa gli ucraini ospiti dell'Excelsior e tutti gli ucraini attualmente ospiti nelle nostre città.

L'appello lo rivolgono quindi alle istituzioni, da quelle nazionali a quelle regionali, incluso il sindaco di Montesilvano, il prefetto di Pescara e il presidente della protezione civile perché le circa 100 persone (di cui ameno 35 bambini) che si trovano nell'hotel e che dopo otto mesi hanno ritrovato un clima familiare dopo aver perso molti dei legami con i loro veri parenti, possano restare. Sarebbe per tutti loro, ma per i più piccoli soprattutto, un ulteriore trauma, un nuovo distacco dopo che grazie ai tanti volontari, hanno iniziato i percorsi scolastici, intrecciato relazioni di amicizia e vistasi garantire l'assistenza grazie all'assegnamento del medico di base senza dimenticare, tra le altre cose, il percorso avviato con i mediatori linguistici anche per l'inserimento lavorativo: alcuni piccoli lavoretti li hanno trovati anche con stage in corso proprio nell'albergo. Altre lavorano per gli enti locali della costa o nelle famiglie coma badanti e baby sitter. Una normalità ricostruita e che rischia ora di essere cancellata. Relazioni che queste donne e i loro bambini hanno creato anche con la comunità mettendosi. Si tratta di donne che hanno lasciato mariti e padri in guerra e che magari non sanno neanche se sono vivi o morti. Per i piccoli papà che non vedono da oltre otto mesi. L'appello è dunque a non essere nuovamente sradicati dopo aver trovato almeno un po' di serenità.

Secondi i dati forniti dal sito della protezione civile regionale i profughi ucraini che si trovano attualmente in Abruzzo sono 7.698: 3.668 quelli ospitati negli alberghi. I minori sono 2.786 di cui (15 quelli non accompagnati).

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