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Montesilvano, cittadini e commercianti contro il degrado di Corso Strasburgo

Un quartiere degradato che si dirama da Via Aldo Moro, proprio dinanzi ai grandi Alberghi della costa di Montesilvano. Il comitato di quartiere "Il Gabbiano", con Marino De Ovidiis, chiede risposte

CORSO STRASBURGO - Una strada desolata in quello che doveva essere ''il gioiello di Montesilvano''. Un ampio e ambizioso progetto nato a metà degli anni '90 e tutt'ora in corso. Uno stato di abbandono che ha favorito la nascita di prostituzione e di campi di immigrati. Persone che posizionano la loro roulotte e creano allacci abusivi all'acqua, alla corrente, che utilizzano il suolo pubblico per creare i loro pozzi neri e scarichi fognari. Una situazione che penalizza i residenti del quartiere PP1 e soprattutto i negozianti.

Il degrado di questa zona comincia già dal nome: Quartiere PP1, dove PP1 sta per "Piano Particolareggiato n.1" il nome del progetto che ha preceduto la concessione dell'appalto. A dare il nome Il Gabbiano (seppur ufficioso) al quartiere, ci ha pensato il Comitato di zona presieduto da Marino de Ovidiis. Grazie a questo Comitato dunque, viene amplificata la voce dei cittadini che chiedono l'intervento dell'amministrazione definita "totalmente assente al punto che gran parte degli appartamenti acquistati non hanno ottenuto certificati di agibilità anche dopo 10 anni".

Nel "gioiello di Montesilvano" prima era anche peggio: la spazzatura per terra, i rifiuti gettati ovunque, ogni tanto qualche episodio doloso come gli incendi che hanno interessato due negozi della strada. Oggi Corso Strasburgo è soprattutto prostituzione, desolazione e abbandono. L'unica "perla" di Corso Strasburgo è Via Inghilterra inaugurata due mesi fa dall'amministrazione Cordoma. In realtà i cittadini residenti speravano che venisse realizzato l'ultimo pezzo di strada che collega Corso Strasburgo a Corso Umberto di modo che venisse incentivato il traffico ed il commercio. Questo avrebbe sicuramente esaltato un luogo che pochi conoscono.

VIA INGHILTERRA. "Quando ai cittadini fu chiesto di scegliere se ultimare Via Inghilterra o Corso Strasburgo, su Via Inghilterra c'erano già le ruspe". É quanto affermano Marino de Ovidiis e la proprietaria del negozio Baby Shoes. I cittadini dunque scelsero Via Inghilterra poichè è comunque una strada che interseca C.Strasburgo proprio in prossimità di quei 100 metri da realizzare.

A lavori ultimati furono posti due divieti d'accesso che rendevano C. Strasburgo di fatto a senso unico, isolandolo dal resto delle vie urbane. Il senso unico ha di fatto eliminato la richiesta dei cittadini di allargare la strada di 2 metri per rendere più agibile il doppio senso di marcia ritenuto "una necessità per i negozianti" comportando anche minor costi per il Comune.

L'APPALTO che ha dato origine al quartiere PP1 fu ideato nel '94 e sottoscritto nel '98. Ma i lavori cominciarono nel 2003. L'ultimazione dei lavori era prevista dopo 5 anni, ma ulteriori convenzioni ne spostarono la data di ultimazione ridefinendo alcuni accordi concernenti i costi. Il Comune infatti ha ceduto a titolo gratuito l'area alla ditta D'Andrea& D'Andrea tramite appalto pubblico. La ditta si impegnava a costruire a proprie spese parte del quartiere per un costo di oltre 5 milioni di euro. Il lavoro fu garantito con tre fideiussioni assicurative: nel 2003 la ditta assicurò il lavoro tramite la Winterthur per 985.000,00.

Tale assicurazione fu modificata nel 2004 e rifatta con la SIC assicurazioni per 176.000 euro (un quinto della precedente). Nel 2008 le fideiussioni assicurative furono rilasciate dalla INA Assitalia e dalla Aurora s.p.a. per importi di euro 1.180.495,00 e di 1.732.228,56 e di 334.505,00. Adesso di fatto non si sa quando finiranno i lavori, ma i residenti si chiedono: "chi beneficia realmente di queste opere di urbanizzazione come Via Inghilterra? Di fatto non incentiva il traffico in Corso Strasburgo, ma solo nella zona dove adesso sono in corso altre costruzioni della ditta D'Andrea&D'Andrea"

All'inizio i negozianti avevano infatti deciso di inserire, in Via Aldo Moro, un palo con le insegne dei loro negozi in attesa di ottenerne il permesso. "In questo modo", come ci fa notare la sig.ra Di Gallo, "avremmo risparmiato tutti sulla corrente ed avremmo incrementato le vendite poichè quelle insegne sarebbero state visibili su entrambi i sensi di marcia di Via Aldo Moro.

Questo avrebbe comportato lo spegnimento delle insegne in Corso Strasburgo dove ne esistono ben 2 per ogni negozio". Questa "scelta ecologica" fu estesa anche a Via Inghilterra. Ma le insegne furono tolte e il permesso negato con la spiegazione che non erano permesse in una zona considerata "Bene Ambientale". Ma la domanda della sig.ra Di Gallo è chiara: "come mai altri negozi ce l'hanno? E come mai prima di farmi la multa di 1000 euro non mi hanno fatto un sollecito? Da che ho deciso di investire a Montesilvano ho perso almeno 100.000 euro!".

Il Presidente del Comitato di Quartiere Il Gabbiano parla anche di un'altra "scelta ecologica", quella di togliere le bande sonore su Via Portogallo una settimana dopo averle messe. "Lo smantellamento delle bande è avvenuto troppo in fretta e senza motivazione" - afferma de Ovidiis che aggiunge - "A queste bande doveva essere sostituito un semaforo con indicatore di velocità. Ma un apparecchio del genere è costosissimo sia per quanto concerne l'acquisto, sia per l'installazione e la manutenzione! Perché dunque questa scelta? In ogni caso il problema è risolto perché l'apparecchio non è stato mai installato".

I NEGOZIANTI sono quelli che pagano il prezzo più caro. Spendono migliaia di euro al mese senza incassare nulla. Ed il risultato è l'abbandono del quartiere dove avevano investito i loro risparmi acquistando immobili del valore di 3.300 euro al m². I cartelli "Vendesi" ed "Affittasi" infatti si susseguono in tutto il quartiere.

I RESIDENTI vorrebbero che fossero realizzate le promesse fatte in tutti questi anni, come la famosa Chiesa promessa alla cittadinanza che doveva sorgere in un'area vasta e paludosa. Dietro quest'area c'è il famoso ghetto senegalese. Una realtà umana a cui il Sindaco ha dato tutta la sua solidarietà ufficializzando la nascita di un'associazione a partire dal Febbraio di quest'anno, promuovendo incontri tra la cittadinanza e gli immigrati con il fine di favorirne l'integrazione. "Un ponte per il Senegal" ad esempio, tenutosi il 9 Ottobre scorso, è stato un vero successo. Tuttavia chi prova ad accedere al famoso Ghetto, non può fare a meno di raccontare episodi incresciosi: "Questa è terra nostra" gridano gli immigrati impedendone l'accesso. All'interno regna il degrado più assoluto: siringhe per terra, prostituzione, posti in baracche pagati anche cari.  

Queste sono le ragioni per cui il Presidente del Comitato Il Gabbiano si auspica un confronto con il Sindaco Cordoma, fino ad oggi non ottenuto. De Ovidiis ricorda anche quel famoso incontro dove "Cordoma disertò l'aula prima dell'intervento del Comitato", durante una conferenza tenutasi il 20 Maggio 2010 presso l'Hotel City. "L'allontanamento del Sindaco fu accompagnato da grida di protesta da parte dei cittadini che non hanno avuto più occasione di esprimersi".

I SENEGALESI che occupano abusivamente il suolo della Città di Montesilvano, sicuramente potrebbero integrarsi meglio nel quartiere. Ma l'integrazione "sembra solo propaganda" per i residenti del PP1. ''Ci si auspica infatti che alle prossime conferenze organizzate dal Comune, dove sarà invitata l'Associazione dei Senegalesi, verrà ascoltato anche il parere dei cittadini organizzatisi nel Comitato Il Gabbiano che hanno finanziato con i loro acquisti la realizzazione di un quartiere dormitorio".

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