Cristina e Unico, la storia di un cane e della sua padrona che ha commosso tutti - FOTO -

Leì è una ragazza di Montesilvano, lui un meticcio salvato da morte certa e accudito amorevolmente per cinque bellissimi anni. Una favola senza un lieto fine, ma che invita a riflettere

Questo è il racconto di una bellissima storia d'amore. Commovente e dai risvolti tragici. Sfido chiunque abbia un briciolo di sensibilità a trattenere le lacrime dopo aver letto la straziante testimonianza di Cristina, una ragazza madre di due figli ormai grandi e indipendenti, che ha dedicato gli ultimi anni della sua vita ad accudire Unico, il cane protagonista di una vicenda che ha scosso gli animalisti (quelli veri) e una vasta comunità di persone sparse in tutta Italia.

È quella di un randagio che vagava errante per le strade di un paesino calabrese e che ha dovuto fare i conti con la brutalità dell'uomo. Preso a bastonate, Unico resta paralizzato e moribondo. Fortuna vuole che esistono anche alcuni umani con un cuore che batte e del sentimento puro verso gli esseri più deboli e indifesi. Il meticcio di appena un anno viene curato e preso in custodia. A Montesilvano trova casa e una persona disposta ad accudirlo e ad accollarsi tutte le spese necessarie per le terapie riabilitative. Ma soprattutto trova quello di cui aveva bisogno.

Tra Cristina e il suo "figlio disabile adottato", come lei stessa ama definirlo, si instaura un legame affettivo indissolubile che va oltre ogni logica razionale, ma che tiene in vita questa giovane lavoratrice precaria e il suo sfortunato compagno di giochi, costretto a deambulare con un carrellino e ad indossare fasce e pannoloni. Cinque anni vissuti intensamente, in una convivenza travagliata a causa delle tante patologie di questo cane, che però non ha mai perso la voglia di scodinzolare e di ricambiare l'affetto ricevuto.

La sua padrona (termine improprio, ma che sta ad indicare come Cristina si sia impadronita della sua anima indifesa) si è sobbarcata spese ingenti e spesso ha dovuto far ricorso ad aiuti economici provenienti da numerosi benefattori. Oltre 40mila euro fra visite, medicinali, traversine e disinfettanti. L'amiloidosi, però, è una malattia che non perdona e che si è "accanita" su Unico, già di per se invalido e debilitato, in maniera devastante. Le ha tentate tutte, la sua mamma. Viaggi della speranza nelle più prestigiose cliniche veterinarie, da Roma a Tolentino. Poi, la sentenza che non lascia scampo.

Nemmeno la dialisi può salvargli la vita, pertanto è inutile insistere con l'accanimento terapeutico. Unico si è addormentato per sempre nel reparto Fisioterapia di Osimo, tra le braccia di Cristina e della dottoressa Stefania. Un latrato, ripetuto quattro volte, quasi a voler esorcizzare quegli ultimi istanti, ma che rimbomba perennemente in quella stanza ormai vuota, occupata soltanto dalla sua cuccia, dalla sua coperta e, oggi, dalle sue ceneri custodite in un'urna. Su Facebook resta attiva la pagina a lui dedicata (La vita di Unico), piena di foto e di post molto toccanti. Dal ponte dell'arcobaleno continueranno ad arrivare segnali di eterna e profonda gratitudine.

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