Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca

Maxi-risarcimento per i familiari di una 71enne deceduta a causa di un'infezione: Asl condannata al pagamento

Il fatto risale al 2010 quando la donna è morta in una rsa dove era stata trasferita dopo il ricovero nell'ospedale di Pescara. Proprio a quest'ultimo i familiari assistiti dall'avvocato Andrea Colletti contestavano la "negligenza" riconosciuta non in primo, ma in secondo grado davanti alla corte d'appello: Azienda sanitaria condannata al pagamento di 900mila euro

Il decesso è avvenuto nel 2010, ma è nel 2013 che i familiari hanno deciso di fare causa alla Asl di Pescara. Dopo undici anni, con un primo pronunciamento sfavorevole, sono invece state riconosciute dalla corte d'appello dell'Aquila le ragioni che li avevano spinti ad andare avanti con la causa affidata all'avvocato Andrea Colletti, ex deputato del Movimento 5 Stelle ottenendo un risarcimento di circa 900mila euro, ma soprattutto sottolinea il legale, il riconoscimento della scarsa attenzione che ci sarebbe dunque effettivamente stata nella gestione e la cura della paziente.

La donna, una 71enne, morì il giorno di Natale nella rsa in cui era stata mandata dopo il ricovero nell'ospedale di Pescara. Una morte causata da uno shock settico, ovvero un arresto cardiocircolatorio causato da un'infezione che aveva ormai compromesso i suoi organi portandola così alla morte.Per i familiari e il legale però quella infezione l'aveva contratta prima di arrivare nella rsa e cioè proprio in ospedale. Se in primo grado quanto sostenuto non è stato riconosciuto con una perizia che di fatto smentiva la posizione della famiglia, spiega il legale, l'esito del giudizio d'appello ha completamente ribaltato, con una nuova perizia che ha al contrario riconosciuto in pieno le ragioni dei familiari, la sentenza riconoscendo, “la negligenza, imprudenza, imperizia dei sanitari”. Vi sarebbe quindi stato un “nesso di causalità tra l'inadempimento dei sanitari e della struttura, e il decesso” con delle dimissioni per il trasferimento nella rsa che pure sarebbero state “errate”.

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Il caso potrebbe anche finire in Cassazione, ma resta la soddisfazione dei familiari, spiega ancora l'avvocato Colletti, non tanto per l'ingente somma ottenuta che comunque non potrà certo restituire il valore di un affetto, quanto piuttosto per l'essere riusciti a dimostrare che c'è stata scarsa attenzione verso la paziente in un quadro nazionale in cui, continua l'avvocato, “le infezioni ospedaliere aumentano. Le statistiche pre-covid parlando di 11mila decessi in Italia avvenuti proprio per questo e dai numeri più recenti sembra che si vada sempre peggio”.

Una maggiore attenzione, conclude, non solo significherebbe “salvare delle vite, ma anche evitare le spese in caso di giudizio e condanna”.

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