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Mare Monti: arrestato l'ing. Strassil, dodici gli indagati

La Forestale di Pescara,su disposizone del Tribunale, ha arrestato questa mattina l'ingegner Carlo Strassil, progettista della "Mare Monti". Sono in tutto dodici le persone indagate. Si tratta di imprenditori ed amministratori locali, fra i quali anche Luciano D'Alfonso

Questa mattina, alle prime luci dell'alba, è stato arrestato a Roma l'Ingegnere Carlo Strassil, di anni 63, progettista della S.S. 81 meglio nota come "Mare e Monti", incaricato dal Commissario Straordinario Dott.ssa Valeria Olivieri.

L'arresto è stato eseguito dal Corpo Forestale dello Stato Comando Provinciale di Pescara, in esecuzione all'ordinanza emessa in data 17.04.2010 dal GIP del Tribunale di Pescara Dott. Luca De Ninis.

L'arrestato è stato poi condotto presso la casa circondariale di Regina Coeli a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.

L'indagine "Mare e Monti" diretta dal P.M. Dott. Gennaro Varone, con l'ausilio degli uomini del Corpo Forestale agli ordini del Primo Dirigente Dott. Guido Conti, ha mosso i suoi primi passi nel 2008 con il sequestro del tratto di S.S. 81 realizzato, senza le necessarie autorizzazioni, all'interno dei confini della Riserva Naturale del Lago di Penne.

Da quel momento, l'attività del Corpo Forestale dello Stato ha portato all'accertamento di svariate ipotesi di reato contro la Pubblica Amministrazione, commessi fin dal 2000 anno della prima gara di appalto per la realizzazione del tratto stradale.

Oltre all'arresto dell'Ing. Strassil, risultano indagate altre undici persone tra ex amministratori, tecnici, imprenditori, funzionari ministeriali e pubblici, per vari reati tra cui Concussione, Corruzione, Falso ideologico, Abuso d'ufficio, Truffa aggravata, Peculato ed altre Violazioni penali a Leggi Speciali Ambientali. Fra questi, ci sarebbe anche l'ex sindaco di Pescara e Presidente della Provincia Luciano D'Alfonso.


Oltre l'arresto dell'Ing. Carlo Strassil, la Forestale ha applicato il sequestro preventivo di beni ed immobili per una somma totale pari a circa 3.500.000 di Euro che sarebbero le somme derivanti dagli illeciti commessi e dai percepimenti ottenuti in maniera illegale, fra l'Abruzzo ed il Lazio.

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