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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Cronaca

Morto in strada dopo una lite, lettera di scuse del ragazzo alla famiglia Paolucci

Nella missiva che il giovane ha deciso di indirizzare ai familiari della vittima si possono leggere lo sconcerto per un finale che nemmeno il 20enne immaginava dopo la lite

È stata scritta l'altro ieri, martedì 16 luglio, la lettera indirizzata alla «Gentile famiglia Paolucci» scritta dal ragazzo M.N. di quasi 20 anni che è stato protagonista della lite dopo la quale è morto in strada giovedì scorso, in via della Pineta, Tiziano Paolucci di 56 anni.
Nella missiva che il giovane ha deciso di indirizzare ai familiari della vittima si possono leggere lo sconcerto per un finale che nemmeno il 20enne immaginava dopo la lite. 

Tra i passaggi più significativi quello nel quale il ragazzo si dice «angosciato e sconvolto per il dolore arrecato a tante persone e prego con tutto il cuore che possiate avere la forza di sopportarlo e perdonarmi».

Poi il giovane, che al momento risulta indagato a piede libero per morte come causa di altro reato, aggiunge: «Sento sulle mie spalle la responsabilità dell'accaduto, anche se si è trattato di una malevole sequenza di avvenimenti e di una tragica fatalità». Il ragazzo poi precisa che soltanto dopo che i carabinieri sono andati a prenderlo nella sua abitazione ha avuto contezza che Paolucci fosse morto. 

«Non sono scappato, non ho cercato mai e in nessun modo di sottrarmi dalle mie responsabilità, dopo che era finita la discussione mi sono allontanato lasciando il signor Paolucci in piedi a parlare con dei suoi familiari. Non lo dico per lavarmi la coscienza, ma per spiegare che si è trattato di una stramaledetta casualità, che poteva succedere a chiunque anche ai pochi che a vario titolo si sono scagliati contro di me, senza sapere la verità. Sono un ragazzo di soli 19 anni, uno come tanti, non conosco le parole giuste per poter esprimere quello che ha provocato dentro di me tutto questo».

Poi il giovane chiude così la lettera indirizzata ai familiari di Tiziano Paolucci:

«Ma una cosa voglio dirla: tutti dobbiamo sentirci responsabili di ciò che è accaduto e nessuno, dico nessuno, davanti alla morte, al dolore della famiglia del signor Paolucci e della mia famiglia, può ergersi a giudice. Questo mio scritto non porta alcun rimedio a ciò che è accaduto né sollievo per chi sta patendo né garanzia di redenzione per chi ha sbagliato né fiducia che non accadrà più a nessuno. Spero solo che ci aiuti a riconoscere i nostri errori e mi dia l'opportunità di salvare la mia dignità nella certezza che giustizia e libertà mi renderanno libero».

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