Cronaca

Balneatori contro l'Europa: ecco i motivi della protesta

Il presidente dei balneatori di Confcommercio, ed ex assessore comunale Riccardo Padovano, ci ha concesso un'intervista per spiegare i motivi del corteo di questa mattina

Questa mattina i balneatori tornano a manifestare contro la direttiva europea "Bolkestein", contestando la scelta del governo nazionale di non tutelare gli stabilimenti balneari come "tipicità italiana". Sono a rischio 800 imprese in Abruzzo, titolari di concessioni demaniali che potrebbero essere messe all'asta. I manifestanti, infatti, denunciano il fatto che la Bolkestein impone la messa a bando di tutte le attività balneari nel 2015, aprendo la porta anche a ingressi esterni di dubbia provenienza, con possibili infiltrazioni malavitose.

Secondo il Sib-Confcommercio c'è un tentativo di affidare le spiagge al grande capitale finanziario, come spiega a IlPescara.it il presidente regionale Riccardo Padovano.
 
Perchè scendete in piazza con questa mobilitazione così eclatante?
Dico subito che questa non è l'unica protesta: sono quattro anni che abbiamo cominciato a far sentire la nostra voce. La motivazione è molto semplice: non ci piace la direttiva Bolkestein, che vorrebbe porre all’asta tutte le concessioni balneari tra tre anni, scrivendo la parola fine su tantissime attività che hanno contribuito allo sviluppo del nostro territorio.

C'è un confronto in corso, ormai da anni, tra l'Unione Europea e le imprese turistiche italiane sull'applicazione della "direttiva servizi", meglio nota appunto come "Bolkestein". Noi abbiamo fatto diverse manifestazioni mobilitando la base e cercando di arrivare a documenti costruttivi, anche per fornire un supporto alla politica. Mi riferisco sia al governo Berlusconi che al governo Monti, visto che tale problematica è sorta proprio durante gli ultimi due governi.
 
Un problema, dunque, che va avanti già da qualche tempo...
Esattamente. Quando il nostro referente era Raffaele Fitto (ministro per i Rapporti con le Regioni, ndr) ci venne presentata una bozza di decreto nella quale non vi era alcuna salvaguardia delle strutture balneari esistenti. Tenga presente che parliamo di concessioni demaniali che esercitano l'attività e che per tanti anni hanno promosso investimenti. C'è chi ha dovuto ipotecare la sua civile abitazione, in quanto gli stabilimenti non sono ipotecabili. Ora, dopo tanti sacrifici, ci troviamo in una situazione per la quale non siamo tutelati in alcuna maniera.
 
Ma di preciso cosa è successo?
E' successo che nel periodo 2006-2007 ci erano state date delle garanzie, e noi di conseguenza avevamo programmato notevoli investimenti. Lo stabilimento balneare è un'impresa dinamica virtuosa: non è fatto solo di mura. Bisogna comprare cucine, attrezzature, sale ristoranti, palme nuove... Nel 2009, però, è arrivato questo burocrate (Bolkestein, ndr) che vuole applicare una direttiva altamente penalizzante per noi.

Ebbene, Fitto non è andato a parlare con la Commissione Europea per difendere i nostri interessi. Il governo italiano non si è mai presentato a Bruxelles per cercare di capire come la pensassero i commissari. In Belgio sono andati solo gli operatori degli stabilimenti, le Regioni e i rappresentanti dei Comuni, ma la Comunità Europea ha risposto che voleva parlare con le autorità governative. Quindi nessuno ci ha tutelato. Giorni fa il ministro per il turismo Piero Gnudi ha presentato quella bozza di decreto nascondendola alle organizzazioni di categoria e alle Regioni. Leggendo quella bozza, abbiamo visto la fine della nostra attività balneare. E vogliamo opporci in tutti i modi a questa cosa.
 
Cosa prevede, nello specifico, la direttiva Bolkestein?
Prevede che la concessione demaniale, alla sua scadenza, debba andare a una pubblica evidenza. Ciò vuol dire che, se ci sono più soggetti interessati, si deve indire un'asta pubblica. A quel punto, se arriva qualcuno con più soldi degli altri ci può essere il rischio che si appropri lui delle concessioni. Ma quel qualcuno può essere anche una società rumena (è già capitato in passato) o un soggetto legato alla malavita. Noi vogliamo impedire ciò. Gli stabilimenti balneari fanno difesa dell'ambiente, hanno tipicità: se l'Italia ha gli attributi e ha davvero intenzione di dire la sua, può proporre ad esempio di far applicare la direttiva solo alle nuove concessioni, lasciando stare le vecchie.
 
Lei, per la tutela della costa, fa anche una distinzione tra pubblico e privato.
Sì. Le spiego meglio il concetto: la difesa della costa, garantita dagli stabilimenti, è un investimento che il privato - cioè l'operatore balneare - fa per il pubblico. Se io, infatti, ho di fronte a me una spiaggia erosa e devo aspettare l'intervento dello Stato, so già che dovrà passare molto tempo prima che questo avvenga concretamente. Se invece di queste cose si occupa direttamente il privato, tutto funziona di più. Va da sè, quindi, che noi balneatori siamo i primi ad avere a cuore la difesa della costa. E siamo dei privati.
 
Come si articolerà la protesta di questa mattina?
Alle 9 partiremo dalla stazione e faremo un corteo funebre che si fermerà davanti a Palazzo di Città. Poi ci sarà un saluto alla Capitaneria di Porto, della quale ci sentiamo ancora figli, con tanto di picchetto d'onore. Infine ci recheremo a piazza Unione, dove sorge il palazzo del consiglio regionale, e lì attrezzeremo un palco dove daremo la parola al sindaco di Pineto Luciano Monticelli, che rappresenta a livello nazionale il settore del demanio marittimo, e al presidente della Provincia, Guerino Testa.

Auspichiamo anche la presenza dell'assessore regionale al turismo, Mauro Di Dalmazio: se ci sarà ben venga, se non ci sarà faremo parlare alcuni parlamentari di destra, di centro e di sinistra. Terminato questo comizio, entreremo nella sala giunta della Regione Abruzzo, dalla quale non usciremo senza avere un documento in mano. L'Abruzzo è la prima regione a fare questa iniziativa di piazza.

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