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Cronaca Farindola

Inchiesta Rigopiano, il Comitato Vittime: "Fiducia nella magistratura ma chi sa parli"

Tanda, Martella e Foresta: "Telefonata con richiesta di aiuto alle 11.38, in 5 ore i nostri cari potevano essere salvati". Il 18 gennaio 2017 ben 29 persone persero la vita e 11 si salvarono miracolosamente dopo essere rimaste per ore tra le macerie

"Aspettiamo fiduciosi che la magistratura faccia il suo corso, ma chi sa deve parlare: anche la più piccola cosa deve essere detta, non si possono coprire i responsabili, solo avendo tutta la verità si può arrivare alla giustizia".

Lo affermano all'Adnkronos Gianluca Tanda, Marcello Martella e Marco Foresta, rispettivamente presidente e segretari del Comitato vittime di Rigopiano che riunisce i parenti di 25 vittime a quasi due anni dalla tragedia della slavina che, il 18 gennaio 2017, travolse completamente l'Hotel Rigopiano sul versante pescarese del Gran Sasso.

29 persone persero la vita e 11 si salvarono miracolosamente dopo essere rimaste per ore tra le macerie. A novembre la Procura di Pescara ha chiuso le indagini su quanto accaduto quel drammatico giorno indagando 25 persone.

Un fascicolo 'bis' è stato poi aperto per depistaggio e frode processuale, con sette indagati, per fare luce sulla cosiddetta 'telefonata fantasma' che ricostruisce le ore drammatiche dalla mattina del 18 gennaio del 2017, quando Gabriele D'Angelo, cameriere della struttura, spaventato dalle forti scosse di terremoto, chiese l'evacuazione dell'hotel isolato dalla neve.

"Non lo diciamo noi, ma le carte, che ha fatto una telefonata alle ore 11.38: il nostro sconforto è sapere che le vittime potevano essere salvate. 5 ore - sottolineano i rappresentanti del Comitato, ricordando che la slavina ha spazzato via l'hotel nel pomeriggio - erano sufficienti. Le vittime potevano essere salvate".

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