Il tramezzino compie 90 anni, fu d'Annunzio a battezzarlo così

Il Vate si trovava a Torino pochi mesi dopo l'invenzione di quei gustosi sandwich all'italiana, farciti con burro e acciughe

Tutti sanno che è lui l’artefice di uno dei dolci più golosi d’Abruzzo, il parrozzo. Ma non tutti sanno che fu lui a denominare anche i grandi magazzini La Rinascente, i biscotti Saiwa, l’amaro Montenegro o l’amaretto di Saronno. Il genio di Gabriele d’Annunzio, però, è andato anche oltre.

Fu merito suo anche il nome di uno degli spuntini più consumati in Italia, il tramezzino, da ordinare “tra” o “in mezzo” ai pasti. Un aneddoto poco noto che ha portato di recente alla ribalta il Vate, come copywriter ante litteram, in occasione del 90esimo anniversario dalla nascita del tramezzino. Un panino a forma di triangolo, fatto rigorosamente di pancarrè morbido e senza bordi, farcito come più la fantasia suggerisce, celebrato qualche giorno fa addirittura dal quotidiano La Stampa, che ha sede proprio nella sua città d’origine. 

Quello spuntino, ancora senza nome, nacque nel gennaio 1926, nel retrobottega del caffè Mulassano di Torino, dove ancora oggi vengono proposti i tramezzini più golosi d’Italia, da scegliere fra 40 varietà. Pochi mesi dopo, d’Annunzio si trovava in Piemonte e, entrato nel caffè, chiese un altro di quei gustosi “tramezzini”, che per la forma gli ricordavano le “tramezze” della sua casa di campagna.

Artefice di quel panino squadrato, che ha ormai compiuto 90 anni, fu la signora Angela De Michelis Nebiolo, sposata con Onorino. Una coppia lungimirante e avventurosa che, dopo aver lavorato qualche anno negli Stati Uniti, tornò a Torino per acquistare un locale. La buona sorte li fece tornare proprio nel momento in cui i Mulassano mettevano in vendita lo storico locale. E il genio creativo dell'autore de Il piacere fece ancora più grande la loro intuizione.

Fino ad allora, per tutti, i sandwich italianizzati, farcici inizialmente con burro e acciuga si chiamavano paninetti. Venivano inzialmente serviti come aperitivo, solo dopo qualche tempo furono proposti come pasto veloce a mezzogiorno. 

Poi arrivò il Poeta, che, seduto ai tavolini, sorseggiava vermouth, scrivendo su alcuni fogli e mangiando distrattamente l’aperitivo propostogli. Ma la golosità dello spuntino doveva averlo colpito, perché chiese al cameriere “un altro di quei golosi tramezzini”. Il resto, come ogni aneddoto che ruota intorno a Gabriele d’Annunzio, è storia.

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