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Originario di Pescara ma cresciuto in Svizzera, il profilo del foreign fighter di 24 anni arrestato dalla polizia [FOTO-VIDEO]

Il giovane è rimpatriato volontariamente in Italia ed è stato preso in consegna dalla polizia nell'aeroporto d'Abruzzo

Ha 24 anni, è originario di Pescara ed è cresciuto in Svizzzera dove è entrato in contatto con i gruppi terrostici del medio Oriente verso il quale è partito quando aveva soli 18 anni.
Questo l'identikit del giovane tratto in arresto dalla polizia del capoluogo adriatico dopo le indagini della locale Digos.

Il 24enne è stato arrestato ieri dagli agenti della Digos insieme al personale del servizio per il contrasto all’estremismo e terrorismo esterno della Dcpp/Ucigos che hanno eseguito l’ordine di custodia cautelare in carcere emesso dalla procura distrettuale antimafia e antiterrorismo dell’Aquila.

Il giovane è accusato di aver partecipato ad un’associazione terroristica di matrice islamica quale Jabhat Al Nusra, affiliata al movimento terroristico Al Qaeda, e di aver diffuso attraverso la piattaforma del social network Facebook alcuni video inneggianti allo Stato Islamico. Ieri mattina, all’aeroporto di Hatay in Turchia, i poliziotti turchi hanno consegnato a quelli italiani il foreign fighter di origini abruzzesi che, una volta terminate le procedure di rito, è stato imbarcato su un volo di Stato diretto all’aeroporto d’Abruzzo dove è atterrato nella serata di ieri. Sulla pista dello scalo abruzzese c’erano ad attenderlo gli investigatori della Digos che l'hanno condotto in Questura.

La vicenda personale dell’arrestato è iniziata nel 2014 quando il giovane, ancora minorenne, viveva in Svizzera; dopo un rapido percorso di conversione all’Islam e la completa radicalizzazione, si è avvicinato all’impegno jihadista, culminato con la partenza nel settembre dello stesso anno, verso il fronte siriano per militare nel gruppo Jabhat Al Nusra (attualmente denominato Jabhat Fatah al Sham), impegnato nella regione siriana di Idlib, all’epoca roccaforte di Al Qaeda. Prima di partire per il fronte di guerra in Siria, il giovane si è sposato con una cittadina turca nata e residente in Germania, che lo ha poi raggiunto. 

Le indagini della Digos di Pescara sono iniziate alla fine del 2014 quando furono proprio i congiunti a segnalare la partenza verso la Siria del ragazzo, e hanno permesso di acquisire numerosi elementi probatori circa il reale sostegno del cittadino italiano alle fazioni terroristiche operanti in quei territori di guerra. Per giungere all’individuazione della persona arrestata, i poliziotti italiani hanno utilizzato strumenti investigativi tecnici e, anche alla collaborazione delle polizie svizzere e turche, sono riusciti ad acquisire importanti riscontri dell’effettivo coinvolgimento del soggetto nei combattimenti sul territorio siriano contro le truppe del presidente Assad e riguardo alla sua costante presenza nell’area, al confine tra la Siria e la Turchia, controllata dai gruppi di Jabhat Al Nusra.

È stata, quindi, emessa a carico dell’indagato, nell’ottobre del 2017, un’ordinanza di custodia cautelare, con Mandato di Arresto Europeo e successiva diffusione delle ricerche in campo internazionale. L’operazione, essenzialmente di polizia giudiziaria, ha assunto nei mesi successivi anche una rilevanza di carattere umanitario avendo consentito la messa in sicurezza della nucleo familiare del terrorista, in vista del loro rientro in Turchia, composto dalla moglie tedesca di origini turche e di quattro figli minori (di 10, 5, 4 e 2 anni) di cui gli ultimi tre, nati in Siria ma a tutti gli effetti cittadini italiani.

Quest’ultimo obiettivo è stato raggiunto anche attraverso un’importane attività di cooperazione tra la polizia italiana e quella turca con il coinvolgimento delle autorità diplomatiche italiane presenti in Turchia. L’operazione conclusa ieri, che ha portato alla cattura del terrorista e alla messa in sicurezza della famiglia, è stata caratterizzata da una ininterrotta attività di persuasione nei confronti del foreign fighter affinché si consegnasse alle autorità italiane, attraverso l’opera dell’esperto per la sicurezza della polizia di Stato a Istanbul e il costante supporto del personale dei servizi di sicurezza esterna dell’Aise.

«L'operazione», spiega il questore Luigi Liguori, «ha assunto nei mesi successivi anche una rilevanza di carattere umanitario avendo consentito la messa in sicurezza del nucleo familiare del terrorista, in vista del loro rientro in Turchia. La famiglie è composta dalla moglie tedesca di origini turche e di quattro figli minori di 10, 5, 4 e 2 anni di cui gli ultimi tre, nati in Siria ma a tutti gli effetti cittadini italiani. La moglie dell'uomo ha deciso di rimanere in Turchia. Quest'ultimo obiettivo è stato raggiunto anche attraverso un'importante attività di cooperazione tra la polizia italiana e quella turca con il coinvolgimento delle autorità diplomatiche italiane presenti in Turchia». 

«Il rientro in Italia del 24enne è solo la punta dell'iceberg di una problematica estremamente complessa che ha riguardato questa operazione», aggiunge Fabio Berilli, primo dirigente del servizio per il contrasto all'estremismo e terrorismo esterno della polizia di Stato: «Serviva infatti far rientrare un intero nucleo familiare da un territorio di guerra. Abbiamo dovuto svolgere un difficile lavoro di sponda con le autorita' turche facendo coniugare le esigenze investigative con quelle umanitarie».

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