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Domenica, 16 Gennaio 2022
Cronaca

Gino Pilota: l'ultimo bohémien di quella Pescara che non c'è più

Folle, stravagante, bizzarro, incosciente, anticonformista, egocentrico. Ma straordinariamente vero. Dimenticato troppo in fretta dalla borghesia pescarese, snob e classista, che non gli ha mai perdonato i suoi eccessi ed il suo modo di vivere poco aristocratico

Lo ammetto. In gioventù sono stato un privilegiato. Lavoravo come giornalista sportivo per la più importante emittente privata regionale ed ero collaboratore esterno per il primo quotidiano d'Abruzzo. Presentavo sfilate di moda e concorsi di bellezza e frequentavo belle ragazze e ambienti chic. Miss, calciatori, liberi professionisti affermati e rampanti imprenditori di successo erano i miei assidui compagni di avventure. Uno solo però mi è rimasto nel cuore.

L'unico che mi ha sempre affascinato per il suo stile di vita al di sopra delle righe e per quella sua sana sfrontatezza che manifestava pubblicamente anche nelle situazioni più formali. Gino Pilota, l'ultimo bohémien. Folle, stravagante, bizzarro, incosciente, anticonformista, egocentrico. Ma straordinariamente vero. Dimenticato troppo in fretta dalla borghesia pescarese, snob e classista, che non gli ha mai perdonato i suoi eccessi ed il suo modo di vivere poco aristocratico.

Gino Pilota, Eriberto e la Pescara Vip

Lo conobbi quasi per caso da Eriberto, lo stabilimento balneare dove si radunavano tutti gli attori di quel film chiamato Pescara. Lui è stato sicuramente uno dei protagonisti, ritagliandosi un ruolo che nessun altro avrebbe potuto impersonare. Un uomo del popolo che ha scalato le vette del successo e del potere, accumulando e sperperando fortune senza lasciarsi trasportare dalle emozioni del momento. Da rappresentante tessile a braccio destro di Luciano Benetton, abile ad intuire in lui una predisposizione naturale per gli affari ed il commercio. Soprattutto all'estero dove Gino, il Presidente, ha esportato il famoso marchio made in Italy che per tanti anni è stato legato al mondo della Formula Uno e della pallanuoto.

Gino Pilota: la sfida in vasca

La sua Sisley Pescara, insieme a Gianni Santomo, ha vinto tutto in vasca con quel settebello guidato da Estiarte. C'ero anch'io nelle tante trasferte europee, da Mosca a Bucarest, arrivando alla finale di Berlino quando vincemmo la Coppa dei Campioni. Non ho mai saputo se poi la storia di quel trofeo, messo in palio su un tavolo verde, sia vera o meno. So con certezza che il gioco d'azzardo lo affascinava a tal punto che il primo febbraio del 1991 i tg nazionali aprirono con la notizia dei sei miliardi di lire che perse al Casinò di Sanremo in soli tre giorni. Le leggende narrano anche di quella volta che al circuito di Budapest, durante le prove libere del Gran Premio d'Ungheria, sorvolò l'autodromo con un elicottero spargendo dal cielo parecchi dollari vinti poco prima alla roulette grazie al fatidico 32, il suo numero fortunato.

Gesti ed imprese da Barone Rosso o di puro stampo dannunziano che fanno di Pilota un personaggio insolito e chiacchierato. Una scena su tutte ho ancora impressa nella mente: "Bartellò, stasera ti porto al Bagdad, il locale notturno dove Michael Jordan ha contratto l'aids !!". Eravamo a Barcellona con tutto l'entourage della squadra di pallanuoto. Accettai l'invito, ma restai tutta la sera da solo in un cantuccio, intimorito ed impacciato. Non potrò mai dimenticare quelle magiche notti trascorse insieme a lui al Club Hyppopotamus di Rio de Janeiro, così come le feste nella sua villa di contrada Pretaro a Francavilla. Ayrton Senna, Berger, Galeone, Leo Junior: i suoi ospiti fissi che gli facevano compagnia.

Nella famosa intervista che mi rilasciò dal suo superattico di Ipanema, confessò di amare il Brasile ma che sognava la sua città ogni giorno. In quel residence di lusso che si affacciava su una delle spiagge più belle del mondo, trascorreva le sue giornate con semplicità. La sua domestica aveva sempre in dispensa una scorta di "lazzarett", il peperoncino piccante nostrano che faceva arrivare dall'Abruzzo.

E poi c'era Vincenzo "by night", detto "Coca Cola", il suo fedele aiutante napoletano che era sempre a completa disposizione durante il mio soggiorno in terra carioca. Fu proprio in quel periodo che venni ribattezzato "Guaranà", un soprannome che Gino Pilota mi diede per via di quella mia sfrenata vitalità che ben si accompagnava al suo modo di interpretare la vita, piena zeppa di momenti fantastici e di gesti di altruismo e generosità per i quali non ha mai ricevuto eterna gratitudine da parte dei tanti amici di baldorie. Tranne me. Grazie, Presidente !!! 

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