Cronaca

Furbetti del cartellino, indagati 17 dipendenti assenteisti: 7 interdetti

Indagini portate avanti dai carabinieri di Pescara anche con l'installazione delle telecamere nei luoghi di lavoro della società Provincia e Ambiente. I dipendenti uscivano a tutte le ore

Sono in totale 17 gli indagati coinvolti in un'inchiesta denominata "Truffa del cartellino" portata avanti dalla Procura di Pescara.
Le accuse delle quali devono rispondere sono pesanti: peculato, falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti ufficiali, truffa aggravata e violazione delle norme sull'ordinamento del lavoro.

VIDEO | Ecco come i furbetti del cartellino di Pescara timbravano più volte

Questa mattina, martedì 13 novembre, i carabinieri della Compagnia di Pescara hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare interdittiva, emessa dal Gip del tribunale su richiesta della Procura della Repubblica, Pm Andrea Papalia, a carico di 7 dipendenti della società “Provincia e Ambiente” s.p.a.
Altre 10 persone sono indagate. 

L’indagine è stata portata avanti dalla Stazione carabinieri di Pescara Scalo a partire dal mese di maggio dello scorso anno e ha avuto riguardo i dipendenti di Provincia e Ambiente, la quale, operando in regime di “in house providing”, si occupa del controllo, manutenzione e certificazione degli impianti termici per conto della Provincia di Pescara. Sono emerse alcune condotte illecite tenute da diversi dipendenti “assenteisti” che, durante le ore di lavoro, per ragioni private, si allontanavano dall’ufficio senza alcuna autorizzazione e senza passare il badge nell’apposito orologio marca tempo.

I militari dell'Arma hanno ottenuto le evidenze investigative grazie a numerosi servizi di osservazione, di pedinamento. Nello stesso tempo sono state installate sul luogo di lavoro telecamere interne ed esterne per controllare, monitorare e registrare l’ingresso e l’uscita dei dipendenti. L’attività video è durata più di sei mesi e ha certificato che diversi dipendenti della società, dopo aver passato il badge nell’orologio marcatempo, all’atto dell’ingresso in ufficio, erano soliti assentarsi arbitrariamente e senza autorizzazione alcuna recandosi a svolgere commissioni private.

I dipendenti utilizzavano anche lo stratagemma del “doppio passaggio” consecutivo in entrata (entrata/entrata) o in uscita (uscita/uscita); tale artifizio serviva a far sì che l’orologio marcatempo annullasse la precedente operazione di uscita o entrata, contabilizzando le ore di servizio previste (8 ore per i lavoratori a tempo pieno) al fine di percepire, a fine mese, la retribuzione di ore lavorative maggiori di quelle realmente effettuate. Dalla visione delle immagini delle telecamere è emerso, altresì, che alcuni dipendenti passavano il badge di altri colleghi arrivati in ritardo al lavoro e/o anch’essi assenti arbitrariamente.

L’indagine ha avuto riguardo anche delle autovetture di servizio utilizzate per gli spostamenti dai dipendenti addetti alle verifiche esterne degli impianti di riscaldamento; si è così scoperto che i veicoli erano usati in modo abusivo per esigenze private. È anche venuto fuori che il direttore tecnico, responsabile dell’ufficio, pur essendo in condizioni di poter controllare le condotte dei dipendenti, ha omesso l’attività di verifica consentendo loro di percepire a fine mese la retribuzione di ore di lavoro mai prestate.

Nel corso delle indagini, per oggettivare ancor più i comportamenti illeciti, è stata acquisita tutta la documentazione contabile della società procedendo al raffronto tra i dati registrati dall’orologio marcatempo, quelli riportati nelle buste paga e le evidenze documentate dalle telecamere. Chiara, dunque, la truffa operata dai dipendenti infedeli.

L’intera attività di indagine ha evidenziato che ben 17 dipendenti su 21 effettivi si sono resi responsabili delle condotte descritte, ma solo per 7 di loro, che si sono dimostrati particolarmente abituali nella commissione dei comportamenti illeciti, è scattata l’applicazione della misura cautelare interdittiva della sospensione di 6 mesi dall’esercizio di attività lavorativa e di impiego nelle amministrazioni o enti pubblici o a prevalente partecipazione pubblica.

Questi sette indagati hanno tenuto comportamenti illeciti che non hanno avuto connotazioni occasionali, ma hanno costituito espressione di un’analitica e approfondita programmazione, ponendo in essere questi comportamenti illeciti non solo in un arco rilevante di tempo ma anche quasi senza soluzione di continuità, arrivando a percepire ingiusti compensi in danno di un ente pubblico territoriale per attività lavorative mai svolte.

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