Cronaca

Il padre morì dopo le botte ma il reato viene derubricato per vizio di mente, giovane condannato a 6 anni e 9 mesi

La decisione è stata presa dalla Corte d'Assise di Chieti che ha riqualificato il reato in omicidio preterintenzionale, l'accusa aveva chiesto 21 anni per omicidio volontario

Una condanna a 6 anni e 9 mesi di reclusione per il giovane originario di Popoli ma residente a Tocco da Casauria accusato di aver ucciso il padre.
La Corte d'Assise di Chieti, come riferisce Ansa Abruzzo, ha riconosciuto il vizio parziale di mente riqualificando il reato in omicidio preterintenzionale.

Il pm della Procura di Pescara, Gabriella De Lucia, aveva invece chiesto la condanna a 21 anni di reclusione per omicidio volontario. 

Una tesi, quella dell'omicidio preterintenzionale, sostenuta dal difensore del giovane di 30 anni, l'avvocato Amedeo Ciuffetelli. Il fatto risale al primo febbraio del 2019 nell'abitazione della famiglia a Tocco da Casauria: il ragazzo, che è affetto da schizofrenia affettiva e che il giorno dopo i fatti rivelò anche segni di assunzione di alcol e stupefacenti, al culmine di una lite con il padre, a quanto pare per soldi, dopo essersi barricato in casa iniziò a colpire l'uomo con calci e pugni alla testa e al torace, e con una sedia di ferro alle gambe, e brandendo un coltello minacciò di ucciderlo se i carabinieri avessero provato a fare irruzione. Il giovane si arrese dopo cinque ore in seguito all'intervento di un carabiniere negoziatore, il maresciallo Alessio D'Alfonso.

L'uomo, dopo alcuni ricoveri in ospedale, morì in una struttura riabilitativa a Bolognano l'11 giugno 2019 a causa delle conseguenze delle lesioni riportate. 

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