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Collecorvino, bancarotta e truffa nel settore delle lavanderie: 12 arresti

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Pescara hanno arrestato 12 persone (10 ai domiciliari 2 in carcere) con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta ed alla truffa

 dsc_0228Un sistema di "scatole vuote", andato avanti per quasi 10 anni, con il solo scopo di ottenere crediti, finanziamenti e macchinari in modo illecito.

Per questo, 12 persone sono state arrestate questa mattina dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Pescara, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ed alla bancarotta fraudolenta.

Grazie ad una lunga serie di indagini, particolarmente complesse in quanto attinenti ad aspetti legati alla gestione aziendale, i militari sono riusciti a ricostruire una lunga serie di fallimenti a carico di sette società, tutte riconducibili direttamente o indirettamente a Piccioni Andrea, ritenuto il vertice dell'associazione a delinquere.

A partire dal 2001 fino al 2010, le società, tutte con sede nello stesso capannone industriale a Collecorvino in contrada Case Bruciate, operanti, almeno a livello ufficiale, nel settore della lavanderia industriale e del noleggio di biancheria, sono riuscite a sottrare beni materiali (macchinari ed attrezzature) e ad ottenere crediti e finaziamenti complessivi per un valore che supera gli 8 milioni di euro.

Il sistema era relativamente semplice: tramite alcuni prestanome, per lo più parenti o persone con le quali Piccioni aveva avuto rapporti lavorativi, venivano aperte nuove società fittizie, al solo scopo di ottenere crediti dalle banche e dalle finanziarie, emettere false fatture e riuscire ad entrare in possesso di macchinari. Dopo il pagamento delle prime rate, le società diventavano insolventi, arrivando poi alla bancarotta.

Dopo la dichiarazione di fallimento, venivano aperte nuove società, ed il meccanismo fraudolento riprendeva.

Assieme a Piccioni, ad occuparsi dell'organizzazione e della gestione delle società c'era Sacchini Milena, anch'essa arrestata e finita in carcere.

Piccioni era riuscito anche ad avere un finanziamento dalla Regione, pari a 55 mila euro, per presunti contributi per favorire la stabilizzazione del personale. In realtà, come dimostrano le carte, fra i dipendenti da assumere c'era anche lui, oltre alla moglie. Un chiaro segnale di come dietro ci fossero evidenti irregolarità.

Il Gip di Pescara Di Fine ha disposto anche il sequestro preventivo delle quote socetarie di alcune società ancora in attività, riconducibili agli indagati.

I Carabinieri hanno sottolineato come sia stato particolarmente complesso ricostruire tutti i collegamenti fra le varie società e quindi dimostrare che non ci si trovava davanti a singoli episodi di fallimento, ma ad una vera e propria associazione a delinquere.

Le indagini sono partite grazie alla segnalazione di una persona che era stata contattata da Piccioni per fare da prestanome, ma che si è rifiutata di entrare nell'organizzazione.

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