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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

La produzione di olio cala del 70%, prezzi quasi raddoppiati

I cambiamenti climatici e l'attacco della mosca hanno inferto un duro colpo agli ulivi, con i prezzi in aumento dai 6 agli 11 euro al litro. Coldiretti mette in guardia dalle importazioni selvagge, rassicurando sulla qualità organolettiche delle produzioni locali

Annata da dimenticare per la produzione di olio in Abruzzo e in particolare nella provincia di Pescara, seconda dopo quella di Chieti per quantità di olio prodotto. Secondo le stime di Coldiretti, c’è stato un calo del 60-70%, che ha penalizzato principalmente gli “hobbysti”, ovvero tutte quelle famiglie che solitamente riescono a soddisfare il proprio fabbisogno annuale con le poche piante possedute. Una statistica così negativa che alcuni frantoi della provincia sono rimasti addirittura chiusi in un periodo in cui tradizionalmente fervono di vita e turni di attesa per la spremitura.

“Ma poco olio – rassicura Giuseppe Scorrano dell’omonima azienda di Pianella – garantisce la qualità. I prezzi saranno più alti, ma se si compra da produttori abruzzesi le qualità organolettiche sono garantite”.

Un quadro più generale arriva da Alberto Bertinelli, direttore di Coldiretti Abruzzo e della federazione provinciale di Pescara. “Quest’anno è andata malissimo – spiega – a causa dei mutamenti climatici e per l’attacco della mosca che hanno condizionato la quantità della raccolta. I produttori sono riusciti a risolvere in parte i problemi seguendo con attenzione la crescita e applicando le dovute tecniche agronomiche. Peggio è andata agli hobbysti: un anno così non si era mai visto”. L’estate 2014, tutt’altro che bella stagione dal punto di vista meteorologico, ha beffato non solo i balneatori e i mestieri tradizionalmente estivi, ma rischia di portare i suoi strascichi persino nell’economia delle famiglie del pescarese.

“L’esito peggiore – spiega infatti Bertinelli – oltre al calo di produzione, sta nell’aumento dei prezzi: un anno fa l’olio nuovo costava 6 o 7 euro per unlitro, oggi si parte dagli 8 per arrivare fino a 11 euro. A questo – prosegue – si aggiunge il rischio di importazioni sconsiderate dall’estero di oli a basso prezzo ma di scarsa qualità. Quest’annata – conclude – premia chi ha saputo coltivare bene, chi ha perseguito la qualità”.

Testimonianza diretta arriva da Scorrano, 26 anni fra poche settimane, delegato provinciale di Coldiretti Giovani Impresa, laureando in Economia, che da cinque anni ha preso le redini dell’azienda familiare che esiste da quasi un secolo. “Quest’anno abbiamo raccolto pochissimo – spiega – anche se come molti abbiamo cercato di raccogliere ai primi di ottobre e ora stiamo ancora lavorando, perché le olive non buone ormai sono cadute e così otteniamo gli ultimi frutti riuscendo a fare oli di qualità con le olive sane”. Da giorni c’è fermento intorno alle 1.500 dell’azienda agrituristica, proprio per cercare di ottenere, nonostante i problemi, la qualità migliore possibile.

Per il giovane imprenditore agricolo, il vero intoppo potrebbe essere causato dalla psicosi dei consumatori: “C’è paura, un anno fa di questi tempi i clienti già chiedevano l’olio nuovo, ora sanno che c’è stato il problema della mosca e temono che non sia buono. In realtà l’unica nota negativa è l’aumento del prezzo. Se si compra da produttori italiani, certamente spendendo un po’ di più, si può stare tranquilli”.

In un’annata normale, la provincia di Pescara da sola produce il 20/30% delle 19.600 tonnellate di olio abruzzese, ottenute da 140mila tonnellate di olive coltivate su 45mila ettari. Ma il calo drastico della produzione ha spinto la Coldiretti a chiedere lo stato di calamità naturale alla Regione, per tutelare tutti quei piccoli imprenditori che sull’olio hanno basato il proprio sostentamento principale e per tutelare una delle ricchezze d’Abruzzo e della provincia di Pescara, specialmente nel triangolo d’oro Pianella-Moscufo-Loreto Aprutino. “Non c’è più un regolamento comunitario – spiega Luciano Di Massimo, responsabile del settore olio di Coldiretti – perciò tocca alla Regione dare i fondi di sostentamento. I produttori sono scoraggiati e come Coldiretti siamo impegnati a capire in maniera scientifica come si possono fronteggiare i cambiamenti climatici e una crescita di olive inferiore rispetto al passato”.

Nonostante l’andamento tragico, l’associazione di categoria mette in guardia i consumatori: spendere meno, specialmente quest’anno, fa portare in tavola olio scadente e prodotto fuori Abruzzo

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