Inciampa nella grata di un tombino dissestato fratturandosi una caviglia e vince la causa contro il Comune di Pescara

Il cittadino, assistito dall'avvocato Antonio Di Monte, è stato risarcito con 26 mila euro. La sentenza definitiva ha stabilito che al pedone vittima dell'infortunio venga riconosciuto almeno il 70% della ragione, sovvertendo di fatto l'orientamento della Cassazione

L'avvocato Antonio Di Monte

Cadere rovinosamente per colpa di buche, dislivelli e dissesti stradali non sempre viene interpretato in sede di giudizio legale come un danno che va risarcito, pur essendo i Comuni responsabili delle pessime condizioni del suolo pubblico.
Recentemente la Cassazione ha stabilito che una caduta accidentale non è sempre riconducibile a un caso fortuito, se il soggetto infortunato si fa male nei pressi della propria abitazione ed è dunque a conoscenza dello stato in cui versano le strade limitrofe.

Ma una sentenza passata in giudicato ha stravolto l'orientamento della Corte Suprema di ultima istanza, riportando alle origini la giurisprudenza in materia di responsabilità per danni da cose in custodia (articolo 2015 codice civile).

Una battaglia vinta dall'avvocato pescarese Antonio Di Monte e durata cinque anni, quando il 13 marzo 2015 un uomo di 50 anni inciampò in una buca che si era formata da un avvallamento di un tombino presente in via Rava a Pescara, nell'intersezione con via Sacco. L'uomo, residente nei paraggi, riportò la frattura pluriframmentaria della caviglia destra. La linea difensiva ha puntato tutto sulle anomalie del manto stradale che non erano del tutto percettibili e dunque, non prevedibili. Da qui si evince la mancanza di una correlazione tra la cosa custodita, che in questo caso specifico risulta essere la strada dissestata, e l'evento di danno, nonostante il soggetto, seppure imprudente, fosse al corrente della situazione legata alle non perfette condizioni della via percorsa. L'approfondita attività istruttoria, avallata anche da alcune testimonianze, ha dato ragione al cittadino che è stato risarcito con una cifra di poco superiore ai 26 mila euro.

In foto l'avvocato Antonio Di Monte

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