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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca Riviera Nord / Via Antonio Gramsci

Spaccio di cocaina in pieno centro a Pescara: arrestato travestito "Belen"

Travestito per soddisfare i suoi clienti insospettabili pescaresi, spacciatore di cocaina per fare da intermediario fra i grossi trafficanti e i rom. In manette è finito un 43enne pescarese, nome d'arte "Belen"

Si faceva chiamare "Belen" dai suoi clienti insospettabili, tutti uomini, alla ricerca di trasgressione e diverimento sessuale, ma in realtà era anche un attivo trafficante e spacciatore di droga, intermediario pescarese fra i grossi narcotrafficanti e gli zingari locali.

In manette è finito Massimo Giocondi, 43enne pescarese già noto alle Forze dell'Ordine per episodi di spaccio e traffico di stupefacenti (finì in manette nel 2011 nell'operazione Cormorano).

L'uomo, dedito alla prostituzione come travestito da diversi anni, aveva affittato un appartamento in pieno centro, in via Gramsci nei pressi del Museo Colonna. E proprio dal suo appartamento sono partiti gli agenti della Squadra Mobile. Da giorni era stato segnalato un movimento anomalo di persone di giorno e di notte nei pressi dell'abitazione di Giocondi, e per questo la sezione Antidroga, diretta dal commissario Sciolè, aveva avviato degli appostamenti. Un movimento continuo di uomini, ma molti, troppi di loro erano noti tossicodipendenti o piccoli pusher.

Arresto travestito Pescara cocaina

Da lì la decisione di fare un'irruzione, approfittando dell'ingresso di un cliente. Giocondi inizialmente si è barricato in casa, ma poi ha aperto la porta. Aveva addosso 100 grammi di cocaina purissima, mentre in una cassaforte nascondeva un altro mezzo chilo sempre della stessa sostanza.

Fondamentale sarà analizzare il "libro contabile" di Giocondi, dove segnava tutti i crediti ancora aperti per la vendita di stupefacenti. Un giro d'affari molto ampio, da decine di migliaia di euro, che dimostra come l'uomo fosse un punto di riferimento per lo spaccio di droga. Uno degli involucri sequestrati riportava la scritta "zingari" a testimonianza che riforniva anche le famiglie rom locali dedite allo spaccio.

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