menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Beccati grazie ad un motorino i due malviventi responsabili delle rapine di Rolex a Pescara

In manette sono finiti due napoletani noti alle forze dell'ordine. Fondamentale per le indagini il riconoscimento del motorino usato per le rapine messe a segno a Pescara

Hanno rapinato dei Rolex diverse persone a Pescara fra la fine di ottobre e l'inizio di novembre dello scorso anno, ma sono stati rintracciati ed arrestati grazie a delle meticolose indagini della squadra mobile di Pescara. In manette sono finiti D.P.G., di anni 42e D.R.S., di anni 45, entrambi nati a Napoli e conosciuti dalle forze dell'ordine per altri reati simili.

I colpi

I malviventi, dopo aver seguito le potenziali vittime, le avvicinavano a bordo di uno scooter nero, strappando con violenza gli orologi dal polso del malcapitati. I due, con il casco indosso, erano difficilmente identificabili dagli investigatori. In particolare, gli episodi contestati sono avvenuti nel tardo pomeriggio del 25 ottobre in viale Vespucci, dove una donna veniva aggredita da due soggetti che, dopo averla sorpresa alle spalle, le strappavano dal polso un orologio Rolex modello Datejust, dandosi poi alla fuga a bordo di uno scooter nero. La malcapitata riportava un leggero trauma ad un braccio, oltre ad un forte stato di shock.

In azione anche il 5 novembre attorno alle 13, quando un noto imprenditore si apprestava di rientro dal lavoro in viale Kennedy a Pescara, veniva raggiunto ed aggredito da due individui che gli sottraevano violentemente l’orologio Rolex modello Submariner allacciato al polso. L’uomo riportava escoriazioni e contusioni ad una mano, ricorrerendo alle cure del pronto soccorso, con una prognosi di sette giorni.

Lo scooter

Grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza, la polizia ha notato il passaggio diverse volte di uno scooter Piaggio Carnaby di colore nero con targa occultata. Un motorino del genere era in uno a D.P.G., residente a Francavilla che era compatibile con quello utilizzato nelle rapine. Il mezzo veniva notato nel cortile dell'abitazione dell'uomo, intestato ad un pregiudicato di Napoli che era stato sequestrato dai carabinieri di Chieti in quanto privo di copertura assicurativa. Il 5 dicembre scorso, la squadra mobile, sventando una rapina all'ufficio postale in viale Majella a Francavilla, aveva arrestato l'uomo e due suoi complici, ed indagato a piede libero altri due soggetti tutti napoletani.

I telefoni

Le perquisizioni eseguite in concomitanza degli arresti consentivano di rinvenire elementi d’interesse investigativo e di sequestrare, tra le altre cose, alcuni telefoni cellulari. In particolare l'analisi del traffico telefonico e degli imei associati permetteva di individuare alcuni numeri che avevano agganciato celle telefoniche compatibili con il percorso fatto dai malviventi nelle due rapine. Da lì gli inquirenti sono risaliti a D.R.S i cui telefoni erano tracciati assieme a quelli del complice durante le fasi della rapina del 25 ottobre. Entrambi poi dopo aver consumato i colpi, erano rientrati a Napoli.

Il sostituto procuratore Rapino ha così richiesto ed ottenuto la misura cautelare in carcere per i due napoletani, gravati da diversi reati simili.

Per loro l'accusa è di concorso nella rapina (aggravata dall’esser stata commessa da più persone riunite, con volto travisato ed ai danni di persona ultrasessantacinquenne) e lesioni ai danni dell’imprenditore e di concorso nella rapina (aggravata dall’esser stata commessa da più persone riunite, con volto travisato) e lesioni alla donna aggredita in viale Vespucci.

D.P.G. è stato rintracciato a Francavilla dov'era ai domiciliari per la tentata rapina alle poste, il complice nella sua abitazione a Napoli.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

IlPescara è in caricamento