Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Le agenzie di scommesse in rivolta attendono la riapertura

Il conto alla rovescia sembra essere cominciato: bisognerà attendere il ritorno dell'Abruzzo in zona bianca affinché anche queste attività possano tornare a lavorare. Tra alcuni imprenditori del settore, che abbiamo interpellato, serpeggia malumore

L'interno di un'agenzia scommesse

E le agenzie scommesse? Sono molti quelli che si chiedono quale destino avranno queste attività, che sono ormai tra le pochissime ancora chiuse in seguito alle normative di sicurezza Covid. In realtà qualcosa si sta sbloccando, in alcune regioni già si è sbloccata e in Abruzzo si sbloccherà quando la nostra regione tornerà in zona bianca.
Ciò significa che nelle regioni interessate verrà eliminato del tutto il coprifuoco e verranno anticipate le riaperture che in zona gialla invece continuano a seguire il calendario del governo. Di conseguenza ci sarà l'ok per tutte le attività finora rimaste chiuse come le sale giochi, sale scommesse e sale bingo.

Ma la domanda è: perché la chiusura si è prolungata per così lungo tempo? Perché gli imprenditori che operano in questo tipo di settore si sono sentiti vessati oltre le ragionevoli preoccupazioni per la sicurezze? E poi, a loro abbiamo chiesto informazioni sui ristori e sulla situazione economica che sono stati costretti ad affrontare.

Luca Pennese è titolare di una agenzia Eurobet in via Emilia a Montesilvano. E' molto duro nei suoi giudizi e non si nasconde dietro a un dito:

"I ristori preferisco definirli elemosina, corrispondono più o meno a due mesi di affitto, cioè nulla rispetto a quanto tempo siamo stati chiusi e fermi. Ritengo, e mi assumo la responsabilità di ciò che affermo, che questo accanimento nei riguardi della nostra categoria sia solo una questione di politica, o di una parte politica. Hanno voluto combattere il settore delle scommesse per chissà quale motivo, ma non si sono resi conto che chiudendo noi hanno favorito il gioco illegale e l'evasione fiscale. P

er quanto riguarda i protocolli di sicurezza, ci siamo messi a norma come ci hanno chiesto e ovviamente abbiamo investito soldi. Abbiano predisposto percorsi di ingresso e di uscita, contingentando il numero delle persone presenti, installando punti di igienizzazione e distanziando le postazioni dei computer. Siamo prontissimi alla riapertura, ma chiaramente delusi per il modo in cui siamo stati abbandonati a noi stessi. Ma prima di esultare, voglio toccare con mano la riapertura, ormai non crediamo più a nulla".

Emiliano Cardarelli è targato Snai e ha una agenzia in via Vestina sempre a Montesilvano. E' meno drastico, ma in ogni caso incredulo rispetto mesi e mesi di chiusura forzata.

"I ristori che io ho ottenuto sono semplicemente quelle 600 euro dell’Inps che concesse Conte durante la prima fase della pandemia, percepite due volte. Per il resto io sono riuscito a non far scendere tantissimo il fatturato, avendo molti clienti online che caricavano i loro conti personali. Quindi perdite si, ma non tanto ingenti da farmi avere diritto a altri ristori. Perché siamo stati chiusi per così tanto tempo? La spiegazione che ci è stata data è che, non fornendo un bene di prima necessità, la nostra attività era tra quelle che dovevano per questioni di sicurezza rimanere chiuse.

Sinceramente non trovo sia stato giusto farci spendere soldi per mettere a norma i locali, facendoci acquistare plexiglass per separare la zona lavoro sulla cassa, kit per igienizzare, colonnine all’ingresso, postazioni distanziate, ecc, per poi dirci che anche in zona gialla le agenzie non avrebbero avuto diritto di restare aperte come altre attività. Il mio corner Snai si trova tra un negozio di articoli sportivi, che era regolarmente aperto pur non fornendo beni di prima necessità e una pasticceria, anch’essa aperta, senza possibilità di far sostare clienti all’interno del locale per consumare, cosa che sinceramente si poteva fare anche da noi. Ogni lavoro è necessario per chi lo svolge, quindi non saranno beni di prima necessità, ma sono beni che permettono a chi li vende, di avere la possibilità di vivere".

Ci spostiamo a Pescara colli e troviamo Goldbet via Largo Madonna, con Vincenzo Crisante:

"I conti sono presto fatti. Io ho ricevuto 2000 euro spalmati su oltre dieci mesi di chiusura, mi dicono che ne riceverò ulteriori duemila ma al momento niente. E' evidente che questi ristori rappresentano una goccia nell'oceano, meno male che il proprietario delle mura mi è venuto incontro con l'affitto, sulla base di una legge che lo prevede qualora si ravvisi un crollo del fatturato.

Non ce l'ho con nessuno, sia chiaro, ma mi chiedo: perché i tabaccai sono rimasti aperti e noi no? Nei tabaccai spesso si entra in più persone e in spazi limitati, si effettuano giocate come ad esempio il '10eLotto' che hanno tempi piuttosto lunghi e possono provocare assembramenti. Nelle agenzie scommesse, invece, le giocate sono molto veloci, gli spazi quasi sempre sono molto ampi e c'era senza dubbio la possibilità di stabilire un contingentamento preciso.

Quindi la domanda è: perché? Perché non è stato fatto nulla di tutto questo? C'è qualcosa che sfugge a un normale ragionamento logico. Ok, adesso speriamo di riaprire, ma mi auguro che sia una riapertura con prospettive a lungo termine. Se dovessero esserci nuove chiusure in futuro, che tutti noi vogliamo scongiurare assolutamente, spero che chi di dovere faccia tesoro degli errori commessi e non ci tratti più come gli ultimi della classe".

Conto alla rovescia, quindi, pronti a riaprire quando l'Abruzzo tornerà in zona bianca. Entusiasmo e felicità da una parte, rabbia e incredulità dall'altra, questi i sentimenti che ci hanno trasmesso alcuni titolari di agenzie scommesse.

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