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Agenti di polizia, in un anno ci sono stati 136 suicidi

Il dato choc è emerso nel corso del convegno "Stress, il Male Oscuro". La discussione ha evidenzato il disagio in condizioni di insufficienza per mezzi e uomini

In un anno ci sono stati 136 suicidi in polizia, a fronte di 147 decessi per servizio: il dato choc è emerso nel corso del convegno organizzato dal Coisp Polizia di Pescara sul tema "Stress, il Male Oscuro". Sono emersi tanti argomenti di discussione che hanno messo in evidenza lo stato di disagio vissuto nell'azione quotidiana a tutela dei cittadini, in condizioni di insufficienza per mezzi e uomini. Lo psicologo Saverio Fucci ha indicato la necessità per le forze dell'ordine, per non vivere frustrazioni e senso di insoddisfazione, di avere le "spalle coperte", cioè poter lavorare senza la spada di Damocle dei mass media e con l'appoggio dello Stato.

La criminologa Monica Di Sante, che ha reso noti i dati sui decessi per suicidio tra gli agenti, ha, tra l'altro, posto l'accento sui "modelli organizzativi" che influiscono sullo "stress che non viene in superficie e crea il Male Oscuro": "Secondo l'OMS - ha aggiunto la criminologa - nel mondo c'è un decesso per suicidio ogni 40 secondi: dal punto di vista statistico, non essendo questo dato correlato alle professioni, costituisce un handicap informativo".

Il segretario nazionale Coisp Polizia, Franco Maccari, ha ricordato lo stress psicologico del poliziotto di fronte ai tanti crimini, spesso efferati e vili, come ad esempio la pedofilia e della necessità del supporto psicologico. Ha, poi, tra le altre cose, evidenziato e rammentato recenti episodi di cronaca in cui ingiustamente i poliziotti sono finiti sotto esame, causa magistratura, che poi ha riconosciuto la loro innocenza. La stoccata più forte e ultima sui mass media, i titoli a effetto e la falsificazione della notizia.

Donato Fioriti, moderatore del convegno e vice segretario regionale del Sindacato Giornalisti Abruzzesi, ha ribattuto, "non per difesa d'ufficio" ma per "completezza di informazione", che "spesso si tratta di blog non supportati da giornalisti o di pochi colleghi, alle volte approssimativi causa i tempi stretti della notizia, l'evoluzione dell'informazione che deve essere fruita quasi in tempo reale e lo stress che ne consegue". Fioriti ha infine ricordato i tanti "giornalisti nazionali e del nostro territorio con la schiena dritta, capaci di fare giornalismo investigativo".

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