Cronaca

L'Abruzzo fa acqua (e neve) da tutte le parti

Un bilancio drammatico quello fatto registrare dall'emergenza maltempo nella nostra Regione. Un bilancio che per fortuna, almeno per ora, non parla di vittime ma di gravissimi disagi e danni quasi incalcolabili

foto di Nicholas Sanelli

Un'ondata di maltempo senza precedenti, come non si vedeva dal 1956. Questa frase ha accompagnato gran parte delle dichiarazioni avute in questi giorni da politici, autorità competenti, enti locali, società di erogazione dei servizi. Ma non basta, agli abruzzesi non può e non deve bastare.

Perchè vedere una Regione completamente in ginocchio davanti a fenomeni atmosferici seppur intensi ed insistenti ma comunque ampiamente previsti non è accettabile. E proprio la prevenzione è il grande tallone d'Achille di questa Regione e purtroppo di un'ampia fetta del nostro Paese. Perchè la vera prevenzione non si costruisce o realizza solo pochi giorni prima di un'allerta meteo, ma si pianifica, si attua e si progetta negli anni, con investimenti seri ed oculati.

Ecco dunque che il lavoro straordinario e spesso delicato svolto dai volontari della Protezione Civile, dalle Forze dell'Ordine e da tutti coloro che si sono messi in moto ad emergenza iniziata da un lato dev'essere motivo di orgoglio per la nostra popolazione, dall'altro mostra inequivocabilmente e cinicamente il fallimento della macchina che doveva aver agito precedentemente. Perchè prima o poi, se con le parole si può temporeggiare e tentare di distogliere l'attenzione dai veri problemi, la natura e la sua forza chiedono il conto. E mettono in luce tutte le carenze, tutte le problematiche e tutte le incompetenze dolose o colpose.

Dalle buche e voragini improvvise spuntate lungo le nostre strade e provocate da lavori inadeguati ed inconcludenti, ai blackout dell'energia elettrica che in alcuni casi da 48 ore interessano centinaia di migialia di cittadini. Cittadini rimasti al freddo ed isolati a causa di una rete sicuramente inadeguata, inefficiente e soprattutto dalla mancanza di piani d'emergenza seri e concreti in caso di calamità naturali che, purtroppo, ciclicamente si ripetono e si ripeteranno sempre.

E non è accettabile che il vicesindaco di un capoluogo di provincia non riesca, nonostante l'impegno e la determinazione, a mettersi in contatto diretto con un reponsabile o un semplice operatore della società di gestione dell'energia elettrica, per segnalare criticità urgenti riguardanti alcuni cittadini.

Senza dimenticare la questione fiume ed esondazioni, che mostra inesorabilmente come lo sfruttamento sconsiderato del suolo e la mancanza di interventi incisivi e profondi abbiano creato una situazione paradossale quanto amara in cui i cittadini pescaresi e dell'area metropolitana si affidano ormai sconsolati al fato, al caso ed alla fortuna per scongiurare conseguenze drammatiche.

Davanti alle calamità naturali i nodi vengono al pettine. E l'unica speranza, l'unico dovere di chi può e deve fare qualcosa è quello di intervenire. Subito. Per far sì che davanti alle emergenze, non debbano essere preghiere e scongiuri le uniche armi per difendersi.

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