Attenzione alla plastica: uno studio sugli effetti delle sostanze dannose per la salute

Gli Edc - interferenti endocrini - sono contaminanti ambientali e possono alterare notevolmente la funzione del sistema endocrino

Foto di Matthew Gollop da Pixabay

All’interno delle materie plastiche sono presenti moltissime sostanze, alcune delle quali dannose per la salute delle persone. Questo è quanto emerge dal rapporto di Endocrine Society, società scientifica che riunisce decine di esperti di tutto il mondo, e Ipen (International pollutants elimination network). Lo studio mostra che le materie plastiche rappresentano una minaccia per la salute pubblica perché contengono sostanze chimiche dannose per il sistema endocrino e che contaminano l'ambiente.

Ricordiamo che materie plastiche sono materiali polimerici e possono contenere sostanze con varie finalità. Tra queste troviamo ftalati, alchilfenoli, composti perfluorinati (Pfas), ritardanti di fiamma bromurati (Bfr), diossina, stabilizzatori Uv, piombo e cadmio.

Gli Edc - interferenti endocrini - sono contaminanti ambientali e possono alterare notevolmente la funzione del sistema endocrino. Possono anche causare seri danni alle persone: cancro, diabete, disordini del sistema riproduttivo, danni allo sviluppo neurologico dei feti e dei bambini.

Ciononostante queste sostanze sono presenti in molti prodotti cosmetici, giocattoli e confezioni, materiali per la casa e auto, utilizzate persino nella preparazione di alimenti industriali o si sviluppano durante la cottura.

Il rapporto di Endocrine Society e Ipen cataloga, quindi, gli Edc nelle materie plastiche, descrivendone le vie di contaminazione e gli effetti biologici delle sostanze chimiche plastiche.

Gli Edc contribuiscono in modo significativo alle malattie legate all'ambiente. La plastica è una fonte diffusa e generalizzata di esposizione.

Molte plastiche comuni contengono e rilasciano sostanze chimiche pericolose, tra cui gli Edc. Tra i più pericolosi normalmente utilizzati nelle plastiche troviamo antimicrobici, coloranti, ritardanti di fiamma, solventi, stabilizzatori Uv e plastificanti.

L'esposizione a questo tipo di sostanze può avvenire in qualunque fase del ciclo vitale delle plastiche, dalla sintesi industriale (nociva per chi ci lavora) al contatto e allo smaltimento o riciclo (nocive per il consumatore).

Le microplastiche contengono additivi che possono essere rilasciati, entrando in contatto con la popolazione, e possono formare composti tossici se combinate con altre sostanze chimiche presenti nell’ambiente, trasformandosi in vettori di composti tossici.

Anche le plastiche biodegradabili e le bioplastiche, considerate più ecologiche rispetto a quelle convenzionali, spesso contengono additivi molto simili, a loro volta interferenti endocrini.

Si prevede un aumento dei tassi di malattie acute e croniche e dei decessi dovuti all'esposizione a sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino con l’aumento della produzione della plastica.

Uno dei problemi più gravi rispetto alla pericolosità di queste sostanze riguarda l’effetto cocktail: ogni giorno, infatti siamo esposti ed entriamo in contatto con decine di questi composti, le cui combinazioni porrebbero avere effetti sconosciuti e determinare il raggiungimento di valori soglia molto prima di quanto si immagini.

Diventa quindi indispensabile determinare nuovi limiti di esposizione tenendo conto anche di questi aspetti.

Sulla base delle prove scientifiche, governi e imprese dovrebbero attuare politiche che riducano al minimo l'esposizione agli Edc per proteggere la salute delle persone e dell'ambiente.

Particolare attenzione andrebbe posta alle sostanze plastiche impiegate nei processi industriali e adottare politiche globali il più possibile standardizzate e omogenee, finalizzate all’eliminazione degli interferenti endocrini dalle materie plastiche nelle sintesi.

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