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Salute

Autismo: operatori formati per il modello Denver alla Fondazione Paolo VI

Un'importante certificazione

Cinque operatori della Fondazione Paolo VI, da sempre in prima linea nella cura dei pazienti con disturbo dello spettro autistico, hanno conseguito la Certificate of Completion in the Esdm (Early Start Denver Model) Direct Delivery. Conosciuto anche come modello Denver, si tratta di un approccio per il trattamento dei casi precoci di autismo basato sul gioco e la stimolazione della reciprocità sociale.

“È un grande orgoglio, che ci permette di fare ancora di più e meglio per i nostri pazienti autistici” ha commentato l’avvocato Peppino Polidori, presidente della Fondazione Paolo VI, nel consegnare martedì 9 novembre gli attestati agli operatori, che hanno avuto come trainer la dottoressa Liliana Ruta, neuropsichiatra infantile dell’Irib Cnr di Messina, trainer internazionale e una delle massime conoscitrici di un metodo molto richiesto ma poco diffuso a causa proprio del numero limitato di formatori.

Al Centro Adriatico della Fondazione Paolo VI a Pescara già da settembre 2013, con il progetto sperimentale regionale per il trattamento dell’autismo rivolto a bambini in età prescolare realizzato in collaborazione con l’Unità operativa di Neuropsichiatria Infantile di Pescara, si utilizza un modello ispirato ai principi della Esdm. Questa certificazione rappresenta quindi un passaggio importante nell’ambito di un lavoro iniziato tempo addietro e che ha portato risultati positivi.

“Questo traguardo – ha aggiunto Polidori – è un grande orgoglio non solo per gli operatori coinvolti ma per tutta la Fondazione Paolo VI, da sempre in prima linea sul fronte dell’autismo. Un risultato che completa la nostra offerta di metodologie e servizi su una problematica come lo spettro autistico su cui continuiamo a rappresentare un’eccellenza non solo a livello regionale ma anche nazionale. I nostri complimenti, quindi, alle operatrici che con passione e dedizione si sono formate in questo ambito, e che continueremo a sostenere nel percorso verso ulteriori step di questo importante metodo. Grazie alla Asl di Pescara per aver creduto in questo nostro progetto, alle operatrici che hanno conseguito il risultato e alla grande famiglia della nostra Fondazione”.

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