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Martedì, 6 Dicembre 2022
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In vendita il locale della storica pizzeria "Liceo", è la fine di un'epoca [FOTO]

Ha chiuso i battenti nel gennaio 2020 e da qualche giorno è stata messa in vendita con tanto di cartello affisso da un'agenzia immobiliare. I ricordi di chi l'ha frequentata per anni

Viene descritto come un "locale commerciale di circa 190 metri quadri", ma dietro questa fredda indicazione, tipica del mercato immobiliare, si nasconde tutta una storia che va avanti dal 1963, quando Ercole Calchi, oggi 86enne, ebbe l'intuizione di mettersi in proprio (lavorava nella birreria Dreher) e aprire una sua attività, che sarebbe successivamente partita in pianta stabile nel 1965. Esattamente 45 anni dopo, cioè nel gennaio 2020, la pizzeria Liceo ha dovuto chiudere i battenti, e la notizia ha ovviamente scosso tutte le numerose generazioni di pescaresi che nel tempo hanno avuto modo di frequentarla, anche grazie al fatto che questo esercizio commerciale ha sempre operato in una zona nevralgica, cioè di fronte al liceo classico D'Annunzio (da cui il suo nome), in via Venezia.

In realtà, Calchi non è mai rimasto fermo perché ha aperto un'altra attività nei pressi dell'ospedale ("Ercolino"), dove lavora anche il figlio Giampiero, sbarcando ultimamente pure in piazza Muzii. Tuttavia il sogno di poter far rivivere un giorno la pizzeria Liceo non si è mai spento. Si era parlato anche di una trattativa d'acquisto, non andata a buon fine, tra Ercole e il proprietario delle mura, ma è arrivata la smentita. E da qualche giorno il locale è stato messo ufficialmente in vendita, con tanto di cartello. Della questione, dal punto di vista tecnico, si sta occupando l'agenzia immobiliare Di Battista, che si trova sempre in via Venezia.

Tecnicamente, la pizzetta proposta dal signor Ercole è la classica tonda pescarese, un vero e proprio marchio di fabbrica della nostra città anche per il fatto che, di solito, la pizza tonda è tale solo quando viene servita al piatto, mentre il formato storicamente adottato per quella da asporto è sempre stato di tipo quadrato o rettangolare, anziché circolare. Dunque, una vera e propria innovazione che ha fatto scuola, non solo in Abruzzo. 

E poi ci sono le rievocazioni nostalgiche di alcuni dei protagonisti di quell'epoca. La giornalista del Tgr Rai Abruzzo Silvana Ferrante, ad esempio, ci racconta che "quando ero una studentessa andavo spesso lì con i miei amici, e qualche volta è capitato che anche con mio marito ci fermassimo a mangiare qualche pizzetta o supplì direttamente in via Venezia: per noi era l’alternativa all’aperitivo… ma non eravamo solo noi!". Affettuosa la testimonianza anche di Stefano D'Alberto, speaker e conduttore radiofonico: "I miei ricordi di questa pizzeria sono legati agli anni scolastici, ai filoni e anche al periodo seguente, per le ottime pizze e gli squisiti calzoni che lì si potevano degustare. Un punto fermo, senza alcuna ombra di dubbio. Sono molto dispiaciuto per questa chiusura".

Un ex alunno del liceo D'Annunzio è l'assessore alla mobilità Luigi Albore Mascia: "Per generazioni di studenti del Classico - spiega - la pizzeria Liceo ha sempre avuto un valore iconico, non meno delle quattro monumentali colonne dell'ingresso o dell'arredo dell'aula magna. I calzoni, prosciutto cotto e mozzarella filante, erano il desiderio proibito della ricreazione, tanto da osare autentiche e fugaci "evasioni" attraverso le finestre al piano rialzato per portare, qualche minuto dopo, il succulento "bottino" in classe. Ed era talmente intenso e inebriante l'odore di quei calzoni da dover aprire le finestre anche in pieno inverno affinché la marachella non venisse scoperta dai nostri insegnanti. Ho sempre pensato che loro sapessero tutto e che ci perdonassero perché, in fin dei conti, anche per loro la pizzeria Liceo era un luogo leggendario".

Infine c'è Emanuele Di Sante, che da ex studente del Classico è oggi passato dall'altra parte, sedendosi dietro alla scrivania in qualità di professore: "La pizzeria Liceo era una naturale prosecuzione delle nostre ore scolastiche. Quanti ricordi piacevoli! I miei ogni tanto mi rimproveravano perché qualche pranzo a casa ne risentiva, ma era un luogo di incontro tra amici, un posto dove ci si divertiva e ci si confrontava anche su argomenti importanti. Ogni volta che ci passo davanti, le emozioni si affollano nella mia mente. Il fatto che oggi quel locale sia chiuso mi fa una strana sensazione".

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