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Milo Vallone nella fiction "Speravo de mori' prima": "Le mie impressioni su Francesco Totti"

L'attore e regista pescarese ha avuto una parte nella miniserie televisiva sul grande calciatore della Roma. "È stata una grande occasione. Gli attori protagonisti? Bravissimi"

Milo Vallone

Una parte piccola, ma significativa, nella miniserie tv su Francesco Totti l'ha avuta anche l'attore pescarese Milo Vallone.
“Speravo de mori' prima”, questo il titolo dell'autobiografia del grande calciatore della Roma, resa televisiva da Sky con l'ideazione di Stefano Bises e Michele Astori e la regia di Luca Ribuoli.

Una lunga carriera alle spalle (e in divenire) sia come attore sia come regista, il 48enne Milo Vallone ha ricevuto questa proposta in un periodo non certo facile per tutto il mondo della cultura, del cinema, dello spettacolo e dell'arte in generale: «L'ho accolta con stupore, perché non me l'aspettavo; ma anche con entusiasmo, perché anche io come moltissimi italiani, seguo il calcio e ho sempre ammirato Francesco Totti. Ma...».

Ma? «Pur essendo pescarese ma per metà sangue romano, non sono tifoso romanista. E nemmeno laziale. Ho simpatia per i colori bianconeri, diciamo così. Chissà, in futuro mi contatteranno per fare una parte nella fiction su Roberto Baggio. È una battuta, quella me la vedrò dal divano di casa».

Milo regista e Milo attore: «Diciamo che solitamente prediligo ruoli in cui sono anche autore e non solo attore, per intenderci non sono uno di quelli che fanno e rifanno provini per una particina in un film. Ma in questo caso, sono stato cercato e non mi sono proposto, peraltro in un periodo Covid difficilissimo per tutti quelli che operano nel mio settore, quindi sono stato felicissimo di essere presente anche se per pochi minuti in questa miniserie».

Hai interpretato il ruolo del presidente della Fortitudo, la prima squadra giovanile capitolina in cui Totti ha militato: «Esattamente. Lui bambino e timido, tratti del carattere che gli sono rimaste negli anni, che veniva premiato da me sia come capocannoniere sia come miglior giocatore e che, chiamato sul palco, non diceva nemmeno una parola. Per timidezza, appunto, quella bella dei bambini».

Pietro Castellitto era Francesco Totti versione adulto: «Molti hanno criticato la somiglianza con l'originale. Ma nei film non bisogna essere per forza identici fisicamente, semmai bisogna saper cogliere l'essenza del personaggio e in questo devo dire che Castellitto è stato straordinario. Ha saputo cogliere i particolari, le espressioni, i modi di dire e di fare. Probabilmente c'è un equivoco nei non addetti ai lavori, che magari ricercano più il sosia e meno l'interpretazione. Stesso discorso vale per Gianmarco Tognazzi, che ha rappresentato l'allenatore Luciano Spalletti. Ok la somiglianza fisica, ma anche in questo caso mi piace sottolineare come Tognazzi sia stato davvero eccezionale, non ho altre parole per descrivere come è riuscito a entrare nella parte. Tanto che qualcuno lo scambia davvero per Spalletti quando lo incontra per strada!».

Ma poi il vero Francesco Totti hai avuto il piacere di conoscerlo sul set? «Non ho avuto l'occasione, ma tutti me ne hanno parlato benissimo. Un personaggio verace, che si fa voler bene per la sua spontaneità. Spero di poterlo incontrare, un giorno».

La domanda banale del giornalista, quella finale: prossimo obiettivo? «Siccome ho scelto questo mestiere perché mi piace cambiare continuamente, il prossimo obiettivo sarà... non annoiarmi!».

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