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Trapianto per un bambino dopo 525 giorni con il cuore artificiale, l'intervento da record del medico pescarese Pace Napoleone

Il cardiochirurgo pediatrico di Pescara è uno dei migliori nel suo campo e ha eseguito un'operazione considerata da record su un paziente di soli 7 anni

Carlo Pace Napoleone è direttore della Cardiochirurgia pediatrica all'ospedale Regina Margherita di Torino.
È uno delle grandi eccellenze abruzzesi, forse non da tutti conosciuto, ha 54 anni ed è nato a Pescara, dove ha ancora il papà e dove torna ogni volta che può.

Di giovani vite ne ha salvate tante, ma negli ultimi giorni si è reso protagonista di un intervento che a suo modo rappresenta un record nel settore.

Il professor Pace e il suo staff hanno tenuto in vita un bimbo di 7 anni originario del Marocco con un cuore artificiale per addirittura 525 giorni, in attesa della donazione. Da considerare che i cuori artificiali nei bambini piccoli non possono essere impiantati all'interno del torace come negli adulti, ma sono esterni. Un anno e mezzo sempre in ospedale, con una apparecchiatura ingombrante alimentata da corrente e batteria e in più l'aggravante di aver trascorso questo lungo ricovero in periodo Covid. Cioè: totale solitudine e nessuna attività ludica per alleviare la degenza, attività che solitamente vengono previste nei reparti pediatrici.

Il trapianto è stato effettuato pochi giorni fa e il decorso post operatorio regolare. Il professor Pace ci racconta anche le sue origini: «Pescara è la mia città, io amo dire che Pescara è sempre Pescara. È la città che ho nel cuore, è la più bella, è la mia, purtroppo causa Covid manco da un po' e avverto la lontananza. Una curiosità: sono nipote del compianto Bruno Pace (ex calciatore e allenatore indimenticabile) e dovunque vado ci sono persone che mi ricordano la sua eccezionalità come sportivo e come persona. Un'altra curiosità è che mi sono specializzato a Bologna con luminari pescaresi di fama, quali Angelo Pierangeli e Roberto Di Bartolomeo, due grandi maestri. Sono orgoglioso delle mie origini e ogni giorno mi sento con i miei amici di sempre: nella mia bacheca ha un posto di primo piano un premio ricevuto in Piemonte (il Premio Cavallo) come abruzzese che ha dato lustro alla sua regione».

Infine, una sottolineatura niente affatto scontata: «La cardiochirurgia pediatrica è una materia emozionante, lavorare sui bambini dà un impatto emotivo notevole. In più, a questa età la guarigione è totale e il bimbo può avere una vita normale e senza limitazioni di sorta. È fondamentale la sensibilizzazione alla donazione degli organi, non mi stancherò mai di ripeterlo. Si salvano le persone e si restituiscono sorrisi alle famiglie. E questo è impagabile».

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