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Tragedia di Marcinelle, è il giorno del ricordo, Mancini (Ambasciatori della fame): "Oggi come ieri troppe morti sul lavoro"

Il presidente onorario dell'associazione storico-culturale ricorda la figura di Jean Van Lierde che denunciò la pericolosità della miniera, ma nessuno lo ascoltò: "Se i governi avessero ascoltato non saremmo qui a raccontare il dramma"

“Per onorare veramente la tragedia di Marcinelle è necessario attualizzarla e non dimenticare che ancora oggi sono troppi i morti sul lavoro. Oggi come allora quando il governo belga e di quello italiano in nome delle loro diverse utilità economiche, pur sapendo della pericolosità del 'Bois du Cazier', preferirono sacrificare la vita di quei minatori. Per questo la denuncia di Jean Van Lierde rimase volutamente e colpevolmente inascoltata”.

A lanciare il monito, alla vigilia delle celebrazioni della tragedia che per l'Abruzzo resta una ferita mai sanata, è il presidente onorario dell'associazione Ambasciatori della fame. Se Van Lierde fosse stato ascoltato, sottolinea, nessuna tragedia ci sarebbe stata l'8 agosto del 1952, sottolinea Mancini ricordando che fu lui a dire che doveva essere chiusa perché “assolutamente e colpevolmente insicura. Il tempo gli avrebbe, purtroppo e tragicamente, dato loro ragione”. Il vicepresidente onorario ripercorre la vicenda ricordando che nel 1956 fu il ministro della difesa belga a dare al giovane obiettore di coscienza “probabilmente il primo in assoluto in quella nazione”, sottolinea, a mandare lì a lavorare in sostituzione del servizio militare. Van Lierde era nato il 15 febbraio 1926 a Charleroi e non sapeva che sarebbe un giorno diventato un riferimento del pacifismo e l'antimilitarismo europeo, afferma ancora Mancini.

“Nel 1953 il giovane belga ebbe il coraggio di pubblicare un piccolo opuscolo nel quale descriveva le umilianti condizioni di lavoro dei minatori e la pericolosità di quella che lui definiva la 'tomba della dignità umana'. Parlando dei minatori e delle loro famiglie diceva: 'una volta qui sotto sono trattati come bestie". Parlando della miniera diceva: 'sembra di essere uomini in attesa di morire. Nulla qui risponde alla logica della tutela e della sicurezza dei lavorati. Ma tutto mira al conseguimento del massimo utile'. Naturalmente per Jean Van Lierde arrivarono duri provvedimenti ed inviti a tacere. Poi nell'agosto del 1956 la tragedia”. Tragedia che lo stesso raccontò il libro “6 mois dans l'enfer d'une mine belge : le Bois du Casier à Marcinelle avant la catastrophe du 8 août 1956”. Sei mesi nell'inferno della miniera, questo il titolo tradotto. “Ricordo il caldo terribile, chilometri sottoterra prima di raggiungere i cavalli, i topi che mangiavano il mio pane, e dei rumori sinistri di cui i vecchi minatori avevano un’altrettanto sinistra paura. E i capi che ci chiedevano di essere sempre più veloci. Gli italiani mi sembravano rassegnati”, scrive Van Lierde raccontando anche, ricorda ancora Mancini, di un anziano minatore italiano che gli disse: “Il grisoù è inodore per tutti tranne che per i minatori. Questa miniera sarà la nostra tomba”. Jean Van Lierde morì il 15 dicembre del 2006.

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