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Giovedì, 30 Maggio 2024
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Soccorso Alpino e Speleologico: nell'ultimo sono stati 193 gli interventi in Abruzzo

L'ente che da 70 anni effettua soccorsi in ambiente montano, in grotta e negli ambienti impervi ha presentato il report dei soccorsi effettuati nel corso del 2023

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, ente che da 70 anni effettua soccorsi tecnici - sanitari e non - in ambiente montano, in grotta e negli ambienti impervi del territorio nazionale con 7mila operatori altamente specializzati, ha presentato il report dei soccorsi effettuati nel corso del 2023.

In Abruzzo sono stati 193 gli interventi effettuati.

Le varie attività, svolte con il Servizio Sanitario Nazionale/sistema 118, sono state finalizzate a garantire il soccorso e l’assistenza immediata ai soggetti infortunati, alle persone a vario titolo in difficoltà,  ai  soggetti  in   imminente pericolo di vita o a rischio di evoluzione sanitaria, alla ricerca  e al soccorso dei dispersi e al recupero  dei  caduti.

A livello nazionale nel 2023 sono state 12.349 le missioni di soccorso. Rispetto all’organico complessivo del Soccorso Alpino e Speleologico, costantemente superiore ai 7mila tecnici negli ultimi anni, nel 2023 sono state impegnate in operazione di soccorso oltre 206 mila ore/uomo suddivise in 33.852 giornate/uomo. Il dato più significativo è, dunque, quello dei 44.994 tecnici impegnati nelle varie missioni di soccorso, volontari che garantiscono un’attività operativa 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Importante, in questo contesto, anche l’impegno delle unità cinofile del CNSAS chiamate ad operare 168 volte in eventi valanghivi e ricerca persone disperse.

Le cause degli interventi

Le cause degli interventi sono dovute principalmente a tre fattori: la caduta/scivolata (45,9% degli interventi), l’incapacità durante l’attività svolta (25,5%) e il malore (12,1%). Seguono con valori decisamente più contenuti il maltempo (4,3%) e lo shock anafilattico (0,50%).

Le attività svolte durante gli incidenti

Le attività maggiormente coinvolte e cause degli incidenti e relativi infortuni sono l’escursionismo (42,5% dei casi), la mountain bike (8%), lo sci alpino (2,2%), l’alpinismo classico (6,0%) e la ricerca di funghi (3,1%). Diversi gli interventi durante l’attività venatoria (0,8%).

Lo stato fisico delle persone soccorse

Nel 2023 hanno perso la vita in ambiente impervio 491 persone con una diminuzione rispetto al 2022. 5.720 sono state le persone recuperate ferite in modo leggero, 1.579 i feriti gravi, 323 i feriti con compromesse funzioni vitali, 4.151 gli illesi (persone in difficoltà a causa delle condizioni morfologiche, dello stato dei terreni come la presenza di neve e/o ghiaccio al suolo, oppure per incapacità e/o inadeguatezza dell’attrezzatura, calzature o abbigliamento a seguito) e 101 i dispersi.

L’identikit delle persone soccorse

L’identikit medio della persona soccorsa è rappresentato da un uomo italiano tra i 50 e i 60 anni, leggermente ferito dopo essere scivolato in un’escursione durante il mese di agosto. Queste le principali caratteristiche delle persone soccorse:

Nazionalità: 82,1% Italia; 6,7% Germania; 4,2% Francia.
Età: 16,95% tra i 50 e i 60 anni, 13,55% tra i 60 e i 70 anni; 13,71% tra i 20 e i 30 anni e oltre i 70 anni l’10,69%.
Sesso: 68,6% maschi, 31,4% femmine.
Iscrizione al Club Alpino Italiano: 11.146 non soci e 1.219 soci.

Quando e dove intervengono i soccorsi

Il 49% degli interventi del Soccorso Alpino e Speleologico si concentra nei mesi estivi di giugno (7,3%), luglio (14,4%), agosto (17,1%) e settembre (10,3%). Numeri confermati dalla tipologia principale di attività svolta dalle persone soccorse - l’escursionismo - che, per l’appunto, è svolta maggiormente durante i mesi più caldi dell’anno.

Questa la ripartizione su base territoriale dei 12.349 interventi:

Abruzzo: 1,6%
Alto Adige (provincia autonoma di Bolzano): 10,8%
Basilicata: 0,2%
Calabria: 0,4%
Campania: 0,8%
Emilia-Romagna: 4,0%
Friuli-Venezia Giulia: 2,9%
Lazio: 1,2%
Liguria: 3,7%
Lombardia: 12,7%
Marche: 1,2%
Molise: 0,2%
Piemonte: 17,4%
Puglia: 0,1%
Sardegna: 0,8%
Sicilia: 1,5%
Toscana: 3,1%
Trentino (provincia autonoma di Trento): 12,5%
Umbria: 2,2%
Valle d’Aosta: 13,8%
Veneto: 8,8%

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