Coronavirus, guarito il fratello del consigliere comunale Pignoli: "Mi sento rinato"

Dopo quaranta giorni di ricovero, Simone è tornato a casa

È un’altra storia a lieto fine quella che ha visto come protagonista Simone, fratello del consigliere comunale Massimiliano Pignoli. Il 45enne pescarese si è ammalato di Coronavirus all’inizio di marzo ed è stato dimesso soltanto qualche giorno fa.

Quando ha scoperto di avere il Covid-19?

«Tutto è cominciato il 3 marzo quando ho avuto febbre e sintomi respiratori lievi curati con un normale antibiotico. Il medico curante all’epoca non aveva avuto nessun sospetto di polmonite. Mano a mano che passavano i giorni accusavo difficoltà respiratorie maggiori fino a che le stesse mi hanno impedito di salire agevolmente le scale di casa. Negli stessi giorni ho avuto la pressione molto bassa, cosa inusuale per un iperteso come me. Questi episodi mi hanno allarmato e ho deciso, di mia spontanea volontà, di fare una lastra. Avevo intenzione di noleggiare un’ambulanza per non intralciare ulteriormente il sistema sanitario già molto provato dalla situazione di emergenza. Ma quando ho chiamato il 118 l’ambulanza mi ha prontamente raggiunto e gli operatori mi hanno portato al pronto soccorso. Era il 18 marzo. Con una lastra e il tampone hanno riscontrato la presenza del virus e mi hanno ricoverato nel reparto Covid dove sono rimasto fino al 25 marzo».

Dopo cos’è successo?

«Sono stato trasferito nella struttura “Oasi dello Spirito” e lì ho continuato la degenza fino al 22 aprile. La mia situazione non destava grande preoccupazione ma in tutti quei giorni ho sperimentato sulla mia pelle la solitudine e ho capito quanto una situazione del genere possa rendere psicologicamente vulnerabili le persone. Sono stato il primo paziente Covid a essere trasferito lì e devo dire che ho avuto modo di apprezzare tutto il personale sanitario che è stato gentilissimo e attento. Le cure alle quali sono stato sottoposto sono state molto forti e ancora adesso ne accuso le conseguenze ma avendo visto con i miei stessi occhi tanta gente soffrire, essere intubata e stare molto più male di me, posso dire di essere stato fortunato. Ho come la sensazione di essere salito su un treno, un brutto treno, e di essere riuscito a scendere. Cosa che tanti altri non sono riusciti a fare».

Quando ha rivisto la sua famiglia?

«Il primo contatto fisico l’ho avuto con mio padre a inizio aprile quando mi ha portato delle cose in struttura, è stato emozionante e forte. Ma ancor più commovente è stato il momento in cui sono rientrato a casa, dai miei genitori e non dalla mia famiglia che non aveva ancora avuto l’esito dei tamponi. Mi tremavano le gambe e quando ho rivisto mia mamma e mio papà sono scoppiato in lacrime. Solo qualche giorno dopo ho potuto riabbracciare anche mia moglie e le mie due figlie».

È stato un po’ come cominciare una nuova vita?

«Esattamente. Mi sento rinato, credo che mi abbiano dato un’altra possibilità. È per questo motivo che ad agosto, se sarà possibile, terrò una festa con tutti coloro che mi sono stati vicino in questo periodo, i miei familiari, i colleghi di lavoro, mio fratello e tutti coloro che in qualche modo ci sono stati. In quella occasione preparerò una grande torta con sopra una sola candelina. Spegnerò la candelina numero uno della mia nuova vita. E sarà bellissimo».

Quando tornerà a lavoro?

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«Sono ancora molto debole ma a fine mese, se tutto andrà bene, tornerò a lavorare. Un pensiero va a tutti coloro che non avranno più questa possibilità perché un lavoro non ce l’avranno più. Perciò mi sento di rivolgere loro un appello dicendo che la mia casa è sempre aperta e se posso dare una mano a chi si trova in difficoltà lo faccio ben volentieri. In famiglia siamo stati sempre impegnati nel sociale, e mio fratello ne è la prova. Nel mio piccolo ho sempre fatto qualcosa per gli altri e, se è necessario, lo farò a maggior ragione adesso».

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