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Venerdì, 12 Agosto 2022
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Siccità, in dieci anni la temperatura in provincia di Pescara è aumentata di 0,65 gradi

E' solo uno dei dati rilevati dall'indagine dell'Osservatorio Abruzzo sulla dispersione idrica che, solo nel Pescarese, ha visto tra il 2015 e il 2018 raggiungere il 55 per cento con un ulteriore peggioramento al 2020: "Il pnrr opportunità importante"

L'Abruzzo regione peggiore in quanto a dispersione idrica e a peggiorare la situazione c'è la siccità determinata anche dall'aumento delle emissioni determinato dalle attività antropiche che nella provincia di Pescara si è tradotto in un aumento delle temperature di 0,65 gradi centigradi negli ultimi 10 anni (2010-2020). A tutto questo si aggiunge la scarsità delle piogge che nel 2020, secondo i dati Istat, sono state le più scarse degli ultimi dieci anni con il territorio di Pescara che ha fatto registrare un calo pari a 139,3 millimetri. E' questa l'impietosa fotografia scattata dall'Osservatorio Abruzzo, progetto della fondazione Openpolisi, Etipublica, la fondazione Hubruzzo, il Gran Sasso Science institute e StartingUp, che ha condotto un approfondimento sui dati del 2018 rispetto al 2015, illustrando anche quelli del 2020. Un'indagine condotta al fine di dare supporto alle scelte che dovranno essere fatte con gli investimenti possibili grazie ai fondi del pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza).

Nel 2018 l'Abruzzo, questo quanto emerge, è stata la regione che ha fatto registrare la maggior dispersione idrica in Italia con la perdita del 55,6 per cento di quanto viene immerso in rete: una cifra superiore di oltre 13 punti rispetto alla media nazionale e in crescita rispetto alla rilevazione precedente, quella del 2015 quando il dato era del 47,9 per cento. Sensibile il peggioramento nel pescarese: l'aumento della dispersione idrica è stato di 3,4 punti passando dal 51,6 per cento del 2015 al 55 per cento del 2018 e dai dati del 2020 emerge come si sia raggiunto il 58,9 per cento come segnalato nei giorni scorsi da Confartigianato.

Numeri di un approfondimento tematico, spiega l'Osservatorio, con cui si vuole dare un contributo per indirizzare nel modo giusto gli investimenti che si dovranno fare nei Comuni grazie ai fondi del pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza). Un problema nazionale per cui a livello nazionale, oltre un terzo dell'acqua immessa nella rete di distribuzione sprecata tanto che la media di dispersione è del 36,2 per cento. A livello provinciale in Abruzzo (dati del 2018) a far peggio è Chieti con il 65, per cento di dispersione (il 56 per cento in più rispetto al 2015). Segue L'Aquila dove il dato è del 62,3 per cento e cioè di di 18 punti superiore al 2015, quindi Pescara e infine Teramo, capoluogo più virtuoso con il 27,3 per cento di dispersione, dato migliorato di 11 punti rispetto al 2015. Il dato più aggiornato, quello del 202, fa sempre di Chieti la provincia a maggiore dispersione, seguita da Pescara co il 58,9 per cento citato, L'Aquila con il 50,7 per cento e Teramo con il 28,6 per cento

“Nel 2018 – rileva l'Osservatorio - l’Abruzzo è stata la regione italiana con la maggiore perdita di acqua nelle reti idriche comunali. Inoltre Chieti, nel 2020, è il capoluogo italiano dove in assoluto si sono registrate le perdite più gravi. Mentre in tre capoluoghi su quattro le temperature medie salgono”. Per quanto concerne l'aumento delle temperature, si legge ancora, “secondo Istat, nel 2020 i capoluoghi italiani riportano una temperatura media pari a 15,8 gradi, con un incremento pari a un grado rispetto al valore registrato nel 2010. Se guardiamo all'Abruzzo, invece, in tre capoluoghi su quattro la temperatura è aumentata tra il 2010 e il 2020. In particolare, l'incremento maggiore si registra a Chieti (+1,24 gradi). Seguono Pescara (+0,65 gradi) e L'Aquila (+0,37 gradi). Al contrario, a Teramo si riporta una diminuzione (-1,60 gradi), la più ampia tra tutti i capoluoghi italiani. Un aumento delle temperature porta a una maggiore siccità del clima e aridità del suolo. Questa situazione risulta ulteriormente aggravata dalla riduzione delle precipitazioni. Istat ha rilevato che il 2020 è stato l'anno meno piovoso degli ultimi dieci. Questa tendenza – prosegue la rilevazione - è evidente anche nei capoluoghi abruzzesi. La città dell'Aquila riporta nel 2020 un calo di 160,7 mm rispetto alla media calcolata tra 2006 e 2015, a cui fanno seguito Pescara (-139,3 mm), Teramo (-69,1 mm) e Chieti (-26,3 mm)”.

“Si delinea un futuro in cui l'ambiente verrà messo sotto pressione e così pure le attività umane – sottolinea l'Osservatorio -. La siccità infatti causa effetti a catena sulla biodiversità e sugli habitat ma anche sulla produzione di cibo e sui trasporti. Oltre alle numerose azioni che si possono fare per ridurre le emissioni per mitigare i cambiamenti climatici, è sempre di maggiore importanza investire in una rete idrica efficiente, cercando di ridurre al minimo le perdite nel percorso che va dalla fonte ai rubinetti delle abitazioni”. Per farlo il pnrr è quindi una grande opportunità: 3,95 miliardi di euro quelli che saranno investiti per la gestione delle risorse idriche in Italia. “Tra gli interventi previsti, il più consistente dal punto di vista economico è quello per le infrastrutture primarie di approvvigionamento di acqua (per usi civili, agricoli, industriali e ambientali), per i quali sono stati stanziati circa 2 miliardi di euro, e dove si mira anche a concludere grandi opere rimaste incompiute nel mezzogiorno”, ricorda l'Osservatorio. Sette i progetti che riguardano l'Abruzzo con 84,9 milioni di euro di risorse assegnate: è la nona regione in classifica per quantità di fondi assegnati

Un'altra misura riguarda invece interventi sulle fognature e sistemi di depurazione. Questo investimento (600 milioni) punta in particolare a raggiungere gli standard europei, in modo anche da chiudere le procedure di infrazione a carico dell'Italia attualmente in corso su questo fronte. Anche in questo caso si conoscono gli investimenti regione per regione, pur non essendo noti i singoli progetti. L'Abruzzo è sedicesima per importi e riceverà 11,5 milioni di euro.

A livello nazionale, altre due misure del Pnrr riguardano rispettivamente gli investimenti per la riduzione delle perdite di acqua potabile nel sistema (900 milioni), che ambiscono a ridurre del 15% le perdite lungo oltre 15mila chilometri di reti, e quelli che riguardano gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti (450 milioni), in particolar modo per il trattamento dei fanghi delle acque reflue. Per questi interventi la destinazione territoriale delle risorse non è ancora nota.

“Il pnrr, insomma – conclude l'analisi -, può rappresentare un'opportunità importante, ma da solo non risolverà tutti i problemi né del sistema idrico italiano, né abruzzese. Per questo è fondamentale analizzare lo scenario della situazione esistente in regione, affinché i decisori pubblici abbiano un quadro quanto più possibile dettagliato delle aree e degli ambiti più critici”.

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