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La riflessione: "A scuola impariamo a studiare, ma stiamo uccidendo l'innovazione"

Un lettore ci scrive: "Andrebbe completamente riformulato il sistema che oggi più di prima "amplierebbe" le menti dei giovani e costituisce un passo fondamentale nella vita di ogni persona. Si dovrebbe incoraggiare il pensiero libero, che affronta l'inesplorato"

Nel ventunesimo secolo la scuola dovrebbe essere il luogo dove allievi e maestri si incontrano per dar forma al processo creativo e gettare le basi per il futuro. Nel mondo d'oggi si è persa l'idea di genialità ed innovazione, di creatività e del "nuovo". Siamo circondati da una realtà mutevole che però non lascia spazio al pensiero libero. In realtà non ci rendiamo conto di vivere in un mondo paradossale, dove sembra che ormai tutte le catene dei vizi e dei difetti si stiano spezzando ma stiamo ignorando la più grande, che ci attanaglia alla mediocrità.

Potremmo paragonare la nostra libertà alla vista. Ampliamo il nostro campo visivo ma perdiamo nitidezza che nel nostro caso rappresenta la genialità. A scuola impariamo a studiare, il che non rappresenta un vero e proprio ostacolo, sarebbe ridicolo. Però non ci rendiamo conto che stiamo uccidendo l'innovazione. Andrebbe completamente riformulato il sistema che oggi più di prima "amplierebbe" le menti dei giovani e costituisce un passo fondamentale nella vita di ogni persona. Si dovrebbe incoraggiare il pensiero libero, che affronta l'inesplorato.

Il più grande genio mai esistito sulla terra, Leonardo da Vinci, probabilmente sarebbe schiacciato dal sistema che oggi ci governa e sarebbero soppresse tutte le sue idee geniali solo perché nella società odierna conta l'effimero e il "buon voto": "Tristo è lo discepolo che non supera il proprio maestro", celebre frase di Leonardo che ci racconta come nel ventunesimo secolo le cose non funzionino, o meglio, potrebbero funzionare molto meglio.

Per superare il maestro non bisogna sapere meglio di lui le cose che egli conosce o saper risolvere un problema già risolto più velocemente di qualcuno. Apriamo gli occhi, tutto ciò è mero studio. Costituirebbe il saper fare qualcosa che sanno fare in tanti ma più velocemente, il che non è (a mio avviso) né un pregio né un difetto, ma di certo non ha nulla a che vedere con la genialità. Converremo nel sapere che non tutti sono dei geni ma potremmo scoprire tantissime cose interessanti se dessimo a tutti l'opportunità di sfornare creatività e passione. Ma come si supera il maestro, allora? La risposta è facendo qualcosa che il maestro non ha mai fatto.

Leonardo, ovviamente, prima imparò le basi che comunque vanno imparate e studiate, ma egli fece qualcosa che il suo maestro Verrocchio non fece mai. Bisogna saper imparare a pensare e non soffermarci sulle interrogazioni che testano quanto tempo il giorno prima siamo stati a memorizzare paragrafi dei libri e ci danno un voto che è utile alla società e che aumenta o distrugge il nostro ego. Il messaggio che voglio lanciare non deve essere frainteso con il "chiudiamo tutti i libri perché non servono a niente".

No, la mia è una denuncia sociale che cerca di far capire come, per quanto studiare amplii il pensiero, è comunque limitato se rimane attaccato ai libri. Ciò vale per l'innovazione, e tutte le scoperte si sono compiute proprio con questo processo mentale. Il cosiddetto "pensare fuori dagli schemi", ma farlo seriamente, prendersi del tempo a pensare e pensare, e sono sicuro che non domani, non dopodomani, ma magari il giorno dopo ancora, le cose cambieranno.

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