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Sciopero pesca, il peso sulla ristorazione: costi aumentati, meno clienti e il prodotto locale è difficile da reperire

Nonostante il fresco in tavola lo si garantisca, farlo ha un costo che è aumentato tra il 30 e il 50 per cento, ma moscardini e "panocchie" sono davvero difficili da trovare: i ristoratori spiegano le difficoltà del momento esprimendo solidarietà alla categoria

Spese aumentate anche fino al 50 per cento e meno clienti. Il fermo della marineria porta conseguenze pesanti anche sulla ristorazione. Se il primo dei due fattori è determinato dall'impossibilità di comprare direttamente sul posto, magari all'asta che si tiene in porto nelle prime ore del mattino, il calo degli avventori è determinato dal fatto che, con gli armatori in banchina, la convinzione è che di pesce fresco non ve ne sia. In realtà questo i ristoratori continuano a garantirlo, spiegano loro stessi, ma farlo vuol dire spendere molto, ma molto di più.

Ne abbiamo sentiti tre per chiedere direttamente a loro quanto il fermo della marineria stia pesando e il coro è unanime: il problema c'è e si sente e se su molto si riesce a tamponare, il prodotto locale manca e con esso soprattutto fritture e brodetti. La solidarietà verso i pescatori c'è, lo sottolineano sia Angelo D'Orazio, titolare della Conchiglia Azzurra, che Carlo Ferraioli alla guida dell'omonimo ristorante ed Emanuela Chiavaroli con i fratelli alla guida de Il Brigantino e come ampiamente anticipato da chi lo stop lo ha deciso, la marineria, l'impatto sulla filiera si fa sentire e interessa sia i ristoratori che i loro fornitori.

D'Orazio sottolinea come le spese per il rifornimento siano raddoppiate: per avere pesce e andare avanti con l'attività ha constatato di spendere almeno il 30 se non il 50 per cento in più. Costi che sono aumentati in realtà anche sui prodotti congelati che si acquistano. “Un aumento incredibile, solitamente mi approvvigiono all'asta dove vado alle 3.30, ma ora non c'è e bisogna comunque garantire il prodotto di qualità”. E se su molto si riesce in qualche modo a recuperare, seppur al doppio del prezzo, la mancanza di moscardini, panocchie (cicale di mare) e i tipici pesci della frittura di paranza si sente: è difficile trovarne.

Ferraioli conferma: il fermo della marineria pesa e i motivi sono gli stessi. Anche per lui l'aumento della spesa è stato almeno del 30 per cento e nel suo ristorante un calo sulla presenza dei clienti si è registrato perché, sottolinea, “temono di non trovare il prodotto fresco”. Fresco che anche lui, tiene a precisare, comunque garantisce, ma chiaramente con il pesce che viene da fuori e i vari passaggi che fa prima di arrivare dal fornitore, i prezzi aumentano e i costi lievitano. “Capisco la marineria – aggiunge -. Hanno ragione. Spero solo che per loro arrivino risposte positive così che ne arrivino anche per noi”. Anche lui conferma. Se scampi e crudo di trovano, i pesci più difficili da reperire sono proprio quelli che regnano nei piatti tipici locali a cominciare dal brodetto.

Che quello della reperibilità del prodotto locale sia un problema lo spiega anche Emanuela Chiavaroli che ribadisce anche lei come i costi per i ristoratori siano aumentati sebbene si cerchi di non far pesare il problema sui clienti che, anche per Il Brigantino, una flessione l'hanno fatta registrare. “Il fresco si trova, i nostri fornitori in qualche modo si adeguando, ma chiaramente la spesa aumenta. L'utente finale pensa che con il fermo della marineria non arrivi nulla. Noi – sottolinea – a differenza dei ristoratori che operano sul mare, abbiamo una gastronomia e un ristorante in una zona più interna. Lavoriamo anche con prodotti di importazione, come salmone e pesce spada, sempre freschi, ma non locali. In qualche modo di arrangiamo. Ovviamente chi ci conosce sa cosa trova e continua a venire”. L'occasione per lei per sottolineare come, seppur non portando aumenti nei menù se non per le fritture visti gli aumenti dei prezzi anche per l'olio e la farina, per sottolineare come a fronte di tutto questo a pesare siano anche i rincari dell'energia: “i costi per l'utente finale sono codificati, una piccola modifica l'abbiamo fatta solo sulla frittura e di un solo euro, ma è chiaro che così rientrare nelle spese è veramente difficile”. Sul fermo della marineria aggiunge: “la solidarietà c'è sempre, ma ci sono anche le conseguenze e mi pare che risposte la categoria non ne abbia mai avute: la verità è che non importa a nessuno”.

Insomma, se da una parte i ristoratori vogliono rassicurare i consumatori che in qualche modo, tra Sicilia e Croazia ad esempio, il fresco arriva, dall'altra per loro le spese si sono fatte davvero pesanti e il prodotto tipico, oggi, è davvero difficile da ordinare: moscardini, panocchie e calamari, tanto per citarne alcuni, non si trovano. 

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