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Martedì, 7 Dicembre 2021
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Il quadro di Save the children: «In Abruzzo disuguaglianze in aumento, infanzia "a rischio estinzione"»

Save the children scatta la fotografia riguardo alla situazione dell'infanzia nella nostra regione

Disuguaglianze in aumento e ascensore sociale in caduta libera, infanzia “a rischio estinzione”.
Più di un minore su 4 (26,5%) in povertà relativa, meno di un bambino su dieci ha accesso agli asili nido.

Mensa e tempo pieno mostrano diseguaglianze tra le diverse province.

È questa la fotografia scattata da Save the Children che ha diffuso la XII edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia “Il futuro è già qui”, con una forte denuncia sulle sempre più ampie diseguaglianze economiche, sociali e geografiche in cui vivono i minori, con dati regionali e provinciali.

Anche in Abruzzo la fotografia dell’infanzia non è delle migliori: più di un minore su 4 (26,5%) vive in condizioni di povertà relativa, con una percentuale superiore alla media nazionale. La nota positiva è che gli “early school leavers”, cioè ragazzi tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non hanno concluso il ciclo d’istruzione, sono l’8%, un numero inferiore rispetto alla media nazionale (13,1%) e, sorprendentemente, anche di quella europea (9,9%). I Neet, giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione, raggiungono il 20,7%, una percentuale leggermente inferiore alla media nazionale (23,3%), ma comunque lontana da quella europea (13,7%).

«Siamo di fronte ad un domani incerto. Da un lato c’è un futuro che rischia di essere compromesso dalla crisi economica, educativa, climatica. Dall’altro sembra esserci la miopia della politica che in questi ultimi decenni non ha investito a sufficienza sul bene più prezioso del nostro paese, l’infanzia. In Italia abbiamo un milione e trecentomila minori in povertà assoluta e la percentuale di Neet più alta d’Europa, con un esercito di giovani che non studia, non cerca lavoro e non si forma. Giovani che non sono messi nelle condizioni di contribuire attivamente allo sviluppo del Paese, senza dimenticare che povertà e assenza di educazione sono il terreno perfetto per attrarre risorse nelle mafie organizzate», afferma Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia, «ascoltare le istanze di bambine, bambini e ragazzi è un imperativo: si aspettano una società diversa e dobbiamo renderli protagonisti di questo cambiamento. Il tempo delle parole è passato e ora bisogna immediatamente impegnarsi in politiche concrete a favore dell’infanzia: i fondi dedicati alla Next Generation sono risorse importanti che possono trasformare le parole in realtà ed è un’occasione che non possiamo perdere».

Le diseguaglianze e la povertà educativa si sperimentano sin dalla primissima infanzia. In Abruzzo meno di un bambino su 10 (9,1%) usufruisce di asili nido o servizi integrativi per l’infanzia finanziati dai Comuni, un dato al di sotto della media nazionale che si attesta al 14,7%. La spesa media pro capite (per ogni bambino sotto i 3 anni) dei Comuni dell’Abruzzo per la prima infanzia è di 448 euro per bambino, un dato molto basso se si pensa che la media italiana è di 906 euro (dalla spesa a Trento di 2.481 euro fino ai 149 euro in Calabria). Né il divario riguarda solo la prima infanzia. Anche crescendo, le disuguaglianze non spariscono: in Italia solo il 36,3% delle classi della scuola primaria usufruisce del tempo pieno, con forti disparità sul territorio. Guardando alle province abruzzesi, Teramo si ferma all’11,1%, Pescara al 14,5%, Chieti al 19,8% e l’Aquila arriva al 30,2% senza però superare la media nazionale. Anche per le mense scolastiche, le disparità si notano: in provincia di Teramo la frequenta solo il 12,5%, a Pescara il 22%, a Chieti e l’Aquila si sale rispettivamente al 46,3% e 68,3%, a fronte di una media nazionale del 56,1%. Cali di apprendimento e divari sono evidenti nell’analisi degli ultimi test Invalsi, su cui pesano fortemente i mesi di chiusura delle scuole durante la pandemia. La dispersione implicita, ovvero il mancato raggiungimento del livello sufficiente in tutte le prove, in Italia è in media del 10% nell’ultimo anno delle scuole superiori, con significative variazioni su scala regionale. In Abruzzo, in provincia de L’Aquila la dispersione implicita raggiungeva il 13,6%, in quella di Chieti e Pescara il 12%, mentre solo a Teramo è inferiore alla media nazionale con il 7,9%.

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