Venerdì, 30 Luglio 2021
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Sanità e montagna, il Covid potrebbe farci rivedere le priorità? A colloquio con Fabrizio Fusco

Con il direttore di AmoLiveNews facciamo il punto della situazione sul rapporto tra la sanità e la montagna, destinato - forse - a cambiare in meglio dopo la nuova consapevolezza che il Covid ci ha dato sull'importanza della medicina territoriale

Fabrizio Fusco

IlPescara.it ha incontrato Fabrizio Fusco, giornalista con esperienza trentennale che oggi è direttore responsabile di AmoLiveNews. Con lui abbiamo voluto fare il punto della situazione sul rapporto tra la sanità e la montagna, destinato - forse - a cambiare in meglio dopo la nuova consapevolezza che il Covid ci ha dato sull'importanza della medicina territoriale.

Com'è la situazione vaccini in montagna?

«La campagna vaccinale sta procedendo normalmente, secondo criteri che definirei standard. Ascoltando in giro i pareri delle persone, rilevo che gli utenti sono soddisfatti e va tutto abbastanza bene. Non ci sono, insomma, grosse difficoltà».

Chi abita in montagna, secondo lei, viene penalizzato dalle scelte politiche anziché tutelato?

«Indubbiamente ci sono delle problematiche. Molti anni fa Candido Paglione, esponente dell'Uncem, fu il primo firmatario di una legge sulla montagna che aveva l'obiettivo di colmare i gap che intercorrono tra le città della costa e chi invece vive in altura. E, in tal senso, l'Uncem sta continuando ancora oggi la sua battaglia. Chiaramente, se colleghiamo tutto questo alla sanità vediamo ogni giorno depotenziamenti».

Sembra quasi un discorso opposto ai presidi sanitari di Pescara e Chieti, ma soprattutto al progetto di un maxi ospedale a metà strada tra le due città.

«Sono ambiti differenti. Ad esempio l'Alto Sangro, terra di frontiera al confine con il Molise, non è collegato con la Valle Peligna così come è collegato con Isernia. Per arrivare a Sulmona, ad esempio, c'è da attraversare il Piano delle Cinquemiglia, che rappresenta uno scoglio insormontabile in inverno, mentre Isernia è più "vicina" anche per ragioni territoriali: non solo dista molti meno chilometri, ma la strada è più agevole. È chiaro che il Pescarese presenta una conformazione diversa. In Abruzzo, per le aree interne, anni fa si parlava dei cosiddetti "accordi di confine", che avrebbero potuto arginare questo problema, ma non si riesce a capire per quale ragione questa ipotesi sia naufragata».    

Sarebbe giusto pensare ad agevolazioni di vario tipo per chi vive in montagna?

«A mio parere, sì. La legge sulla montagna proponeva proprio una serie di agevolazioni, sgravi fiscali, riduzioni dei costi per i carburanti e per il riscaldamento perché ovviamente chi vive a San Valentino, Roccaraso o Sant'Eufemia a Maiella spende più soldi di chi invece risiede, ad esempio, a Pescara o Montesilvano. È dunque evidente che gli abitanti della montagna sono penalizzati e, per tale ragione, è importante studiare misure apposite al fine di agevolare chi sceglie di vivere in queste zone».

Gli ospedali di montagna andrebbero potenziati anziché smantellati?

«Io credo questo: oggi c'è un'incapacità di comprendere che se non si possono mantenere in piedi tanti ospedali, e tutti perfettamente funzionanti, sarebbe opportuno almeno concepire nosocomi "a più gambe", in modo tale da non dover avere la necessità di andare troppo lontano per usufruire di determinate prestazioni. È una riflessione che vale anche per la provincia di Pescara. La speranza è che con l'emergenza Covid si riveda tutta la formula della sanità così da capire una volta per tutte, come d'altronde l'avevano già capito i nostri nonni, che la medicina è importante e gli ospedali sorti tanti anni fa avevano modo, e motivo, di esistere». 

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