Martedì, 16 Luglio 2024
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Corsa contro il tempo per salvare i cuccioli di Amarena: il Parco pronto a costituirsi parte civile in un eventuale procedimento

L'ultimo aggiornamento dell'ente è della sera di domenica 3 settembre: prenderli non è affatto facile, ma si sta facendo di tutto per mettere in sicurezza i piccoli. Il consiglio direttivo si è riunito d'urgenza e se saranno accertate responsabilità si costituirà nel procedimento

Quella per salvare i cuccioli di Amarena è “una corsa contro il tempo”. A definirla così spiegando le difficoltà della cattura è il Parco nazionale dell'Abruzzo, Lazio e Molise che l'ultimo ufficiale aggiornamento lo ha fornito la sera di domenica 3 settembre annunciando anche, al termine della seduta del consiglio direttivo convocata d'urgenza, la volontà di costituirsi parte civile all'emergere di eventuali responsabilità.

Se ve ne sono lo determinerà l'autopsia sulla carcassa dell'orsa che sarà eseguita dai periti nominati dalla procura nella giornata di lunedì 4 settembre. Le ricerche dei piccoli al fine di metterli in sicurezza proseguono intanto senza sosta.

“Si sta lavorando in un ambiente non proprio facile – spiega il Parco -: la periferia orientale del Fucino, dove tra coltivazioni, campi di mais, capannoni e la vastità del territorio non è certo facile trovare due cuccioli di circa otto mesi che possono facilmente nascondersi in mezzo alle sterpaglie, le coltivazioni e che sono fortemente spaventati perché hanno perso la mamma”.

“Sono stati avvistati sempre di notte, ma i tentativi di cattura, con diversi strumenti, ad ora, non hanno dato i risultati sperati. C’è dà dire anche che nelle ore immediatamente successive al fatto, la zona è stata presa d’assalto da curiosi di ogni tipo, con veri e propri raid lungo le strade del paese e non solo. Per fortuna l’ordinanza del sindaco di San Benedetto dei Marsi ha introdotti limitazioni alla circolazione e all’inseguimento, e la situazione si è un po’ calmata”, spiega ancora l'ente ribadendo la necessità di restare lontano per consentire agli specialisti di operare al meglio.

“La cattura è oltremodo difficile perché stiamo parlando di due orsi che non è possibile catturare coi metodi tradizionali, laccio di Aldrich, trappola a tubo o teleanestesia, e non li si può prendere come se fossero due cuccioli di cane o di gatto. Bisogna prenderli riducendo al massimo lo stress visto che sono spaventati)per poter capire le condizioni di salute generale e decidere il dà farsi”, aggiunge ancora il Parco nazionale nella nota diffusa.

“Stiamo operando secondo i protocolli operativi approvati dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, previo parere di Ispra, con cui siamo in continuo raccordo, ed abbiamo anche contattato tecnici internazionali, esperti di recupero di cuccioli orfani, con cui negli anni ci siamo confrontati. È sicuramente una corsa contro il tempo – ribadisce l'ente - e per questo è facile immaginare lo stato d’animo con cui tutti i guardiaparco, i biologi, i veterinari, i carabinieri e i carabinieri forestali stanno lavorando”.
 

La delibera del consiglio direttivo con cui si annuncia la decisione di costituirsi parte civile in un eventuale procedimento

Il primo settembre e cioè subito dopo i fatti, il consiglio direttivo del Parco si è riunito d'urgenza. Il primo ad intervenire è stato il presidente Giovanni Cannata che ha parlato di “tempo cupi nei quali la civilizzazione, che corrisponde malauguratamente a uno 'strato sottile', come ci ricordava Sigmund Freud, viene rimessa continuamente in discussione” parlando di tante tragedie: dalla guerra in Ucraina alla violenza sulle donne e fino alle morti sul lavoro. Eventi spesso, ha sottolineato, generati “da un nonnulla o da pretesti assolutamente futili nella nostra vita”. Per lui l'accostamento con quanto avvenuto con l'orsa Amarena non è “incongruo”, perché l'orsa è stata “uccisa irresponsabilmente all’insegna di quel mix di violenza ingiustificata e piagnisteo autoassolutorio che, purtroppo, costituisce un altro segno dei tempi dei tanti, troppi balordi presenti nell’Italia contemporanea”.


“L’orsa, va ricordato, non aveva mai generato problemi all’uomo, e quando aveva prodotto qualche danno ad attività agricole o zootecniche, il Parco si era sempre prontamente attivato per indennizzarle. Nel dramma, l’emozione che suscita questo delitto nell’opinione pubblica ci dice che, nonostante tutto, sono tanti e tante i nostri concittadini consapevoli e dotati di una giusta sensibilità nei confronti degli ecosistemi. Coloro che vogliono vivere in armonia con quella natura di cui siamo parte integrante e non un infestante prevaricatore”, ha aggiunto il presidente sottolineando che spesso nelle aree dei parchi e delle riserve “c'è una maggiore consapevolezza ambientale e un impegno per la conservazione”. Una sensibilità che c'è anche al grande lavoro che si fa, ma che non è del tutto esente da “problemi di convivenza, legati a molteplici fattori, ivi compresi eventi tragici come il delitto appena subito. Sicuramente la sensibilizzazione e l’educazione delle comunità, soprattutto nelle aree esterne a parchi e riserve, risulta determinante per contribuire a mitigare questi contrasti”.

“Dopo tanto tempo, raccogliendo anche i frutti di questo avanzamento prezioso della coscienza generale del Paese, la classe politica ha inserito la difesa dell’ambiente nella nostra Carta costituzionale, valorizzando quel lavoro che da cento anni il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise svolge per tutelare gli ecosistemi, le specie animali e vegetali, e la stessa cultura del territorio, promuovendo la conoscenza e tramite essa una maggiore consapevolezza del rispetto della natura. Eppure – ha concluso -, come mostra la tragedia delle scorse ore, basta poco per proiettarci tutti all’indietro, in uno stato di natura dove, a rivelarsi ferino e belluino, è l’uomo, e non certo l’orsa Amarena, che nulla faceva di pericoloso.

Il direttore Luciano Sammarone ha quindi ricostruito i fatti riferendo che dopo essere stata colpita Amarena “si era portata verso il cancello di ingresso dove è poi morta prima che sul luogo arrivasse la squadra del veterinario del Parco, che ne ha potuto solo constatare la morte”.

“Gli accertamenti hanno consentito di rilevare che l’uomo ha sparato con un calibro 12 sovrapposto, regolarmente detenuto, mentre è da verificare il tipo di munizione utilizzata: palla unica (vietata per legge, e quindi aggravante al fatto) o munizione spezzata. Altro aspetto da chiarire sono le condizioni in cui sono maturati i fatti, giacché l’uomo ha dichiarato di essersi spaventato, ma ha avuto comunque il tempo di prelevare il fucile da caccia e le munizioni, che dovrebbero essere custodite in due armadi blindati separati, uscire nel cortile di casa e sparare. Tutte circostanze che sono oggetto di indagine a cura dei militari dell’arma della locale stazione carabinieri e della procura di Avezzano”, sottolinea Sammarone.

Anche lui ha quindi parlato della necessità di trovare i cuccioli, ma anche delle difficoltà dell'intervento. Da parte sua e di tutto il consiglio quindi il ringraziamento al personale “per lo sforzo profuso nel tempo per la conservazione del patrimonio animale del Parco e per l’impegno che metterà nella ricerca dei cuccioli”. Da parte del consiglio anche l'invito alle amministrazioni del Parco e dei Comuni contigui “a rafforzare l’inderogabile impegno comune per la gestione della convivenza possibile tra uomo e natura” e la richiesta alla cittadinanza e i tanti che ogni anno visitano le nostre aree protette di “continuare nel proprio impegno per la salvaguardia che solo in pochissimi momenti ha vacillato nei cento anni di storia”.

Quindi la decisione deliberata di costituirsi parte civile all’emergere delle responsabilità.

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