L’appello delle sorelle di Anna Carlini e della mamma di Jennifer Sterlecchini: «Riaprite i cimiteri, vogliamo vivere il nostro dolore»

Isabella, Jessica e Fabiola, donne simbolo delle battaglie davanti alle aule di tribunale che difendono ogni giorno e a spada tratta la sete di giustizia per le proprie vittime, scendono di nuovo in campo per difendere stavolta il proprio dolore

«Facciamo appello alle istituzioni affinché dalla seconda fase si pensi anche ai cimiteri, sono due mesi che non andiamo dai nostri cari», è questo l’appello di Isabella e Jessica Martello, sorelle di Anna Carlini la donna stuprata e trovata senza vita nel tunnel della stazione di Pescara, e di Fabiola Bacci, la mamma di Jennifer Sterlecchini, giovane 26enne uccisa dal suo ex fidanzato.

Isabella, Jessica e Fabiola, donne simbolo delle battaglie davanti alle aule di tribunale che difendono ogni giorno e a spada tratta la sete di giustizia per le proprie vittime, scendono di nuovo in campo per difendere stavolta il proprio dolore.

E lo fanno con la consapevolezza di una situazione, quella che l’Italia intera sta vivendo da oltre cinquanta giorni, non di certo di facile gestione.

«Abbiamo tutto il rispetto di quanto sia successo e sta succedendo – dicono le sorelle Martello -  ma non ci sembra corretto non rispettare chi non c’è più. Chiediamo che nei prossimi provvedimenti si possa ipotizzare anche la riapertura, con le dovute norme di sicurezza, dei cimiteri». «Il prossimo 4 maggio ripartiranno tantissime attività e ci auguriamo che nelle riaperture sia contemplata anche la possibilità di far visita a nostra sorella Anna. Andare al cimitero ogni giorno per noi è molto importante, è una forma di ricongiungimento, un contatto, un dialogo, una ritualità che ci fa sentire meno sole e che ci fa esprimere il nostro dolore. Anche perché portare un fiore e pregare sulla tomba di Anna è l’unica cosa che ci è rimasta». «Così come sono stati gestiti finora gli ingressi a supermercati e altri servizi, si potrebbe gestire l’ingresso nei cimiteri – aggiungono Isabella e Jessica Martello – è improbabile creare assembramenti in un luogo di culto come un cimitero. Sapere la tomba di nostra sorella completamente abbandonata ci fa male, perché ci stanno privando del diritto di vivere il nostro dolore?».

Dello stesso avviso è la mamma di Jennnifer Sterlecchini, la ragazza uccisa dal suo ex fidanzato a soli 26 anni. «Con Isabella e Jessica ci sentiamo molto spesso – racconta Fabiola Bacci – e abbiamo deciso di rivolgere questo appello alle istituzioni. Finora per rispetto della situazione e pensando che si tornasse a parlare dell’apertura dei cimiteri, abbiamo fatto silenzio ma adesso vogliamo chiedere di poter avere la possibilità di andare a trovare i nostri cari. Non mi importa di uscire di casa, potrei continuare la mia quarantena a vita, voglio solo andare a trovare mia figlia».

E richiamando l’esempio di altri paesi italiani Fabiola aggiunge: «Ho sentito di qualche comune dove i volontari hanno portato un fiore sulle tombe dei defunti. Non è la stessa cosa rispetto ad andare di persona però, nell’attesa di altre disposizioni, questo sarebbe anche per noi un bel gesto di vicinanza e di rispetto del nostro dolore».

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«Anche se per una sola volta a settimana o ogni quindici giorni – conclude Fabiola Bacci - spero che mi diano la possibilità di andare da mia figlia. Per molti sembra una pazzia ma per me non potermi recare al cimitero a poggiare un fiore sulla tomba di Jennifer è un ulteriore ergastolo rispetto a quello che sto vivendo, il dolore per la sua morte durerà per tutta la mia vita. Lì ci sono i nostri cari, lì c’è mia figlia, per favore tendeteci la mano e rispettate il nostro dolore».

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