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Aumenta il numero delle giovani donne che si rivolgono al centro antiviolenza: il report di Ananake

Sono state 325 le donne che si sono rivolte al centro tra il primo novembre 2022 e il 31 ottobre 2023, una crescita del 4 per cento che è comunque in linea con il passato, ma sono sempre di più le giovani tra i 18 e i 29 anni che chiedono aiuto con anche il 14 per cento che fa parte della fascia 14-17 anni

Un aumento delle donne che si sono rivolte al centro di violenza Ananke per la prima volta c'è, ma sostanzialmente si resta in linea con il passato. Se però c'è un dato che preoccupa è certamente quello dell'età: sono sempre di più le giovani donne che chiedono aiuto. Se resta la fascia 40-49 anni quella più numerosa con il 29 per cento delle donne che hanno vi hanno fatto accesso, nel periodo 2022-2023 sono aumentate del 2 per cento le ragazze tra i 18 e i 29 anni che si sono rivolte al centro passando dal 17 per cento del 2021-2022 al 19 per cento. Numero cui si aggiunge quello delle ragazze tra i 14 e i 17 anni che rappresentano il 18 per cento degli accessi. Dati che colpiscono e che inevitabilmente fanno pensare al caso di Giulia Cecchettin, la 22enne di Vigonovo vittima di femminicidio che ha portato proprio il tema età al centro del dibattito.

Complessivamente dal primo novembre 2022 al 31 ottobre 2023 si sono rivolte per la prima volta al centro antiviolenza 325 donne, il 4 per cento in più rispetto all'anno precedente quando erano 288. Un numero che vuol dire anche sempre più forza da parte di chi ne è vittima, nel cercare una via d'uscita alla spirale di violenza che le colpisce. A fare il punto alla vigilia della giornata nazionale contro la violenza sulle donne è stato proprio l'associazione Ananke nel corso di una conferenza stampa svoltasi davanti a oltre 500 studenti che ha visto la partecipazione del sindaco Carlo Masci, del vicesindaco Adelchi Sulpizio, del presidente del tribunale di Pescara Angelo Bozza e di Luca Battaglia in forze al Cam, il centro uomini maltrattanti.

I numeri registrati dal centro antiviolenza Ananke dal primo novembre 2022 al 31 ottobre 2023

Non tutti i primi contatti, va sottolineato, si traducono poi nell'inizio di un vero e proprio percorso. Le chiamate arrivate ai nodi antiviolenza e gli altri centri del territorio nel periodo considerato sono state 70: le donne accolte dal centro 197, mentre quelle che hanno avviato un percorso sono 153. Certamente rilevante il fatto che nel 2022-2023 sono aumentate le chiamate al 1522, il numero nazionale antiviolenza e stalking attivato dal dipartimento delle pari opportunità passato dal 4 al 6 per cento. Se pur rilevanti, sono in calo le richieste di allontanamento in casa rifugio pervenute al centro antiviolenza direttamente dalle donne alle operatrici del centro o pervenute attraverso i servizi territoriali: complessivamente nel periodo dal primo novembre 2022 al 31 ottobre 2023 sono state allontanate 25 donne.

L'identikit delle donne maltrattate: la violenza psicologica resta la più diffusa

Sono soprattutto di italiane le donne che chiedono aiuto al centro Ananke e nel caso specifico di Pescara: rappresentano il 77 per cento. Le donne vittime di violenza hanno prevalentemente un livello d'istruzione medio alto e cioè sono diplomate (47 per cento); il 20 per cento ha una laurea; il 12 per cento la licenza media e il 4 per cento la licenza elementare. Per quanto riguarda il lavoro il 51 per cento di queste un'occupazione ce l'ha, ma va sottolineato che il 24 per cento delle donne che lavorano comunque non riescono ad essere economicamente autonome e questo, come noto, è uno dei problemi principali quando si parla di violenza come dimostra il fatto che un 36 per cento delle vittime un lavoro non ce l'ha proprio e dunque non ha neanche un minimo di indipendenza dal proprio partner. Percentuale in cui si inserisce anche quel 16 per cento di donne che il lavoro lo ha perso proprio a causa della violenza o che comunque non può cercarne uno per volontà del maltrattante. Purtroppo la gran parte delle vittime ha figli, il 73 per cento con il 59 per cento di questi (minori e non) che ha assistito alla violenza e il 51 per cento che l'ha addirittura subita.

La violenza psicologica resta la più diffusa e si riscontra nell'85 per cento dei casi delle donne che si sono rivolte al centro antiviolenza. Quella fisica riguarda il 53 per cento di loro; quella economica (strettamente legata al lavoro) il 45 per cento. Quindi lo stalking che interessa il 20 per cento delle donne vittime di violenza a infine la violenza sessuale denunciata dal 15 per cento delle maltrattate.

Il 94 per cento delle donne si è quindi rivolta al centro per chiedere ascolto e supporto emotivo con il 64 per cheto che ha richiesto informazioni. In leggera flessione le richieste di consulenza, così come quello di accompagnamento passato dal 17 all'8 per cento. Calano anche le richieste di autonomia abitativa (Dal 17 al 13 per cento).

L'identikit del maltrattante

Chi sono gli uomini che maltrattano? Secondo il report Ananke è il partner attuale quello che perpetra maggiormente le violenze (52 per cento). Quindi gli ex (30 per cento), i conoscenti (6 per cento), i familiari (3 per cento) con solo l'un per cento degli sconosciuti.

Il maltrattante è generalmente italiano (77 per cento) con un'età media compresa tra i 40 e 59 anni (53 per cento). Colpisce però anche in questo caso l'11 per cento dei giovani tra i 18 e i 29 anni cui si aggiunge il 16 per cento di quelli tra i 30 e i 30 anni.

Così come chi subisce la violenza, anche chi la compie ha un livello di istruzione medio alto per un totale del 35 per cento così suddiviso: 20 per cento di diplomati, 12 per cento di laureati e 3 per cento di uomini che hanno un titolo post laurea. La gran parte, infine, ha un'occupazione: il 63 per cento.

Tutti d'accordo: più denunce più coscienza, ma c'è ancora tanto da fare, anche riguardo gli uomini

“I dati ci dicono che dobbiamo continuare a lavorare per contrastare la violenza, che coinvolge tutte le fasce sociali e di età e tutto il territorio, senza distinzioni di reddito e titolo di studio – dichiara il vicesindaco Sulpizio -. Dobbiamo continuare a sensibilizzare i ragazzi, come abbiamo fatto in questi anni, affinché di questo fenomeno non se ne parli più”, ha aggiunto ricordando a Pescara la presenza del Cam. “I dati fanno capire che la violenza c'è, ma anche che aumenta la spinta a denunciarla”.

A proposito del Cam, Battaglia che ne è uno dei responsabili, sottolinea come questo sia un luogo in cui “anche gli uomini che hanno agito violenza possono confrontarsi e avviare un percorso, incontrarsi e parlare dei problemi che li affliggono. Il primo passo è la responsabilizzazione, andare a parlarne con qualcuno, che non significa autoaccusarsi ma ammettere che c'è un problema al maschile e che si compiono degli atti che creano dolore. I numeri dicono che c'è ancora pochissima consapevolezza da parte degli uomini – sottolinea -: a loro chiedo di avere un moto di coscienza e rendersi conto se si sta creando sofferenza alle persone che diciamo di amare”.



”Il nostro è un osservatorio parziale, perché riguarda solo le donne che si rivolgono al Centro Antiviolenza, per cui questi dati non riguardano tutti i casi in assoluto - aggiunge Brunella Capisciotti, presidente di Ananke - Per noi il numero delle donne prese in carico è stabile, non è più preoccupante degli anni precedenti, insomma ci allarma nella stessa misura. In questi giorni di sensibilizzazione le telefonate e le richieste di appuntamento che riceviamo aumentano ma c'è anche chi si ritrae, si spaventa e rischia di rimanere nell'ombra. Invece bisogna capire che dalla violenza si può uscire, chiamando il 1522, affrontando il problema con personale specializzato. Un dato particolare è quello relativo alla fascia di età delle vittime, che si abbassa, per cui è importante lavorare con le ragazze, perché le prime relazioni possono avere le stesse caratteristiche di quelle instaurate dagli adulti”.

“Le donne vittime di violenza non devono essere lasciate sole, è indispensabile fare rete, coinvolgere tutti – ribadisce il presidente del tribunale Bozza ringraziando Ananke e i centri del territorio. “Secondo me il fenomeno ora sta emergendo, rispetto al passato, e questo è positivo, ma queste persone vanno accolte. E' importante che le strutture sociali, le forze di polizia e la magistratura siano presenti al momento giusto ed è fondamentale la prevenzione. Le giornate come quella di oggi sono utilissime e poi – conclude - bisogna denunciare, nel momento in cui le donne colgono i sintomi di una situazione che non è normale e che può diventare rischiosa”.

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