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Sabato, 15 Giugno 2024
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In Abruzzo crescono "Società Foggiana" e "ndrangheta" secondo la relazione della direzione investigativa antimafia

A segnalarlo è la relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia) del II semestre del 2022

Abruzzo costiero snodo nevralgico per l'approvvigionamento di stupefacenti.
A segnalarlo è la relazione della direzione investigativa antimafia (Dia) del secondo semestre del 2022 che nel fare il punto sui fenomeni criminali ha suddiviso in due macroaree la regione, "esposta all'ingerenza delle tradizionali organizzazioni mafiose" come camorra, ndrangheta e criminalità organizzata pugliese.

La prima è la fascia costiera in cui "risulterebbero presenti gruppi criminali pugliesi e stranieri, questi ultimi perlopiù albanesi, maghrebini nonché gruppi criminali di etnia rom, dediti a reati predatori, allo sfruttamento della prostituzione e al traffico e spaccio di stupefacenti, è aggiunto nella relazione Dia.

Invero, l'Abruzzo, in virtù dello sbocco sull'Adriatico rappresenterebbe uno snodo nevralgico per l'approvvigionamento degli stupefacenti provenienti da oltremare, in specie dall'Albania, e destinati non solo all'Italia, ma anche al resto d'Europa". La seconda macroarea corrisponde "all'area appenninica interna - che - risulterebbe più esposta a fenomeni d'infiltrazione nel tessuto economico da parte di proiezioni criminali laziali e campane". 

"Proprio la prossimità alla Campania, al Lazio e alla Puglia, cui si aggiunge la presenza di istituti detentivi di massima sicurezza, negli anni ha esposto la regione agli interessi criminali dei citati sodalizi mafiosi, notoriamente pronti a permeare quei settori che ben si prestano alle attività di riciclaggio dei proventi illeciti". In regione l'attenzione istituzionale anche per questo resta molto alta. Resta alta l'attenzione "in termini di vigilanza e di verifica preventiva da parte delle prefetture e dai gruppi provinciali interforze, ivi appositamente costituiti, nel monitoraggio delle aziende interessate all'affidamento e all'esecuzione degli appalti, in considerazione dei fondi stanziati per le opere di ricostruzione pubbliche e private in seguito agli eventi sismici avvenuti nel 2009 e nel 2016/2017". Dopo il terremoto che 14 anni fa devastò il capoluogo di regione e la sua provincia e il sisma che mise in ginocchio l'area teramana, al settore dell'edilizia e della ricostruzione "sarebbero prioritariamente rivolti gli interessi illeciti di organizzazioni criminali provenienti dalla Campania, in particolare dall'area casalese, come emerso da pregresse evidenze investigative". 

La presenza delle organizzazioni criminali

Nella relazione si legge anche che il traffico e lo spaccio di stupefacenti sarebbero "il principale ambito d'interesse per le organizzazioni criminali pugliesi, in particolare foggiane e garganiche che non disdegnano l'uso delle armi per garantirsi l'egemonia sul territorio e sulle principali piazze di spaccio. Il fenomeno criminale rilevato più di recente, che ha destato maggiore allarme, è costituto dalla presenza della 'ndrangheta, impegnata in una espansione silente ma progressiva, che insidia il circuito economico-produttivo abruzzese surrogando il potere intimidatorio con quello economico-finanziario per attrarre taluni imprenditori e professionisti locali disponibili a 'ripulire' le ingenti ricchezze illecite - è scritto nella relazione in cui si segnalano inchieste come l'operazione 'Planning' che la Dia ha concluso il 26 luglio dello scorso anno. Le indagini della guardia di finanza, dal 2011 al 2021, hanno confermato "l'esistenza di cointeressenze economiche tra alcuni imprenditori edili, del mercato immobiliare e della grande distribuzione alimentare e cosche di 'ndrangheta reggine, con cui avevano realizzato un sistema di intestazioni fittizie di attività economiche per riciclare e reimpiegare denaro di provenienza illecita ed eludere le investigazioni - è specificato nella nota Dia - Sodalizio che da Reggio Calabria operava anche in Abruzzo dove l'organizzazione ha reinvestito proventi illeciti per la realizzazione e la gestione di 2 supermercati nella provincia di Pescara". Oltre alla presenza delle mafie storiche, in Abruzzo sono presenti sodalizi stranieri, albanesi in particolare che non disdegnerebbero "il ricorso all'uso delle armi per imporsi sul territorio soprattutto per il traffico di stupefacenti su cui permane un marcato interesse anche da parte di gruppi criminali di etnia rom".  

I gruppi di etnia rom "da decenni si sono insediati soprattutto nel Pescarese e nel Teramano nonché nella valle Peligna, nella Val di Sangro e nella Marsica, con interessi nel settore illecito degli stupefacenti, dell'usura, del gioco d'azzardo, delle truffe, delle estorsioni e del riciclaggio". Risulta da una serie di operazioni e inchieste portate avanti dai carabinieri a Pescara in zona Rancitelli, periferia del capoluogo adriatico, ma qualcosa comincia a emergere anche nell'Aquilano. Per il narcotraffico "assume particolare rilievo l'operazione conclusa il 16 novembre 2022 - emessa dal tribunale di Napoli e riferita a un'organizzazione criminale guidata da un noto broker della droga di origini napoletane. Le accuse, a vario titolo, per i 28 indagati nell'inchiesta, sono associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti - in particolare cocaina - al riciclaggio e al reimpiego di proventi illeciti. L'operazione ha portato al sequestro di 1,3 tonnellate di stupefacenti in Italia e all'estero disarticolando un'organizzazione criminale "con base operativa a Napoli che dal Sudamerica importava ingenti quantità di droga. Il provvedimento cautelare ha colpito anche 2 abruzzesi con ruolo di corrieri che prelevavano grossi quantitativi di stupefacente dai depositi napoletani per consegnarli in varie Regioni d'Italia".

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