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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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Assolti dopo 10 anni l'ex sindaco di Spoltore Ranghelli e l'ex presidente del consiglio regionale Roselli: il fatto non sussiste

Si chiude con un'assoluzione o la prescrizione di tutti gli imputati perché il fatto non sussiste la vicenda giudiziaria iniziata 10 anni fa

È durato una decina di anni il processo "Cabina di Regia" che vide coinvolti diversi amministratori pubblici abruzzesi, tutti assolti perché il fatto non sussiste.
Tra di essi anche l'ex sindaco di Spoltore, Franco Ranghelli, e l'ex presidente del consiglio regionale, Marino Roselli. 

Erano diverse le ipotesi di reato: corruzione, falso e associazione a delinquere.

Il giudice del tribunale di Pescara ha emesso sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste su tutti i capi d’imputazione, compreso quello più grave, il reato di associazione a delinquere, volendo entrare nel merito, visto che la maggior parte dei capi d’imputazione erano già caduti in prescrizione. L'inchiesta, avviata nel 2011, era stata avviata dall’allora sostituto procuratore Gennaro Varone e, dopo il suo trasferimento, ereditato dal Pm Luca Sciarretta.

Sull'assoluzione di Roselli, visto che «gli atti d’accusa non si commentano, mentre le sentenze si misurano e si pesano», è previsto un incontro organizzato dal senatore Luciano D'Alfonso per venerdì alle ore 11:30 nell'Officina del Senatore Luciano D’Alfonso in Via dei Marruccini numeri 7/9.  

«Oggi è stato assolto nonostante la montagna di emotività accusatoria che si è scaraventata su di lui e sui suoi collaboratori, Marino Roselli», si legge in una nota, «un altro amministratore degli anni 90 e dei primi anni 2000 che ha reso orgogliosa con il proprio operato la città di Pescara, la provincia di Pescara e la regione Abruzzo, quindi, oggi è una bella giornata per la comunità locale e non solo. Così commenta D’Alfonso: «Non dirò una parola su coloro i quali hanno nutrito quella montagna di accuse, devo però dire molto adesso e venerdì in apposita conferenza stampa per quanto riguarda la fine che ha fatto anche questo fascicolo giudiziario, mi ricordo ancora i rumori di quei giorni, la scommessa spettacolare, quasi pornografica, dal punto di vista giudiziario nei confronti di questo amministratore quel dubbio che si sollevò se la grandezza professionale generava voti o se i voti e il potere politico generavano grandezza professionale. Sono un legislatore adesso, sono un senatore della Repubblica e presidente della commissione Finanze devo tenere a bada quello che mi viene da dire ma non posso escludere di dire quello che penso riguardante una stagione della giustizia a Pescara dal punto di vista dell'accusa, c'è stata gigantografia perché quanto su questo hanno sbagliato le aliquote di polizia giudiziaria che si sono dedicate alla raccolta degli elementi per costruire i castelli accusatori, non finirò mai di occuparmi di questo argomento farò in modo che nasca una precisa pubblica opinione sul non lavoro delle aliquote di polizia giudiziaria e uno ad uno voglio ricercare chi e perché ha costruito quelle cantonate di accertamento giudiziario, chi è perché ha costruito quelle cantonate rispetto all'articolo 358 del codice di procedura penale venerdì però diremo con costumatezza senza incontinenza quali sono stati gli errori».

Così conclude la nota: «Ci si chiede, pertanto, se per caso l'invidia si sia impossessata della macchina della giustizia. Nessuna società, può sussistere senza un insieme di norme che regoli i rapporti tra i suoi membri, e tali norme devono essere applicate in maniera uniforme. Con l'Associazione 358, coinvolgendo tutti i soggetti istituzionali interessati a livello nazionale, intendiamo affrontare nel merito questo tema che ci appare centrale per garantire la giustizia ai cittadini e alla comunità, nel rispetto delle prerogative della Magistratura che ha l'ufficio di svolgere questa funzione al servizio della Repubblica». 

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