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I resti della Quarto Savona di Falcone esposti in piazza Salotto: "La legalità diventi la normalità"

In mattinata è stata disvelata la teca, durante una breve cerimonia a cui ha partecipato anche don Maurizio Patriciello, che ha benedetto l'auto su cui il 23 maggio 1992 viaggiava la scorta del giudice ucciso dalla mafia

È tornata oggi in piazza della Rinascita la Quarto Savona 15, ossia la Fiat Croma blindata su cui viaggiavano Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, agenti della scorta di Giovanni Falcone, e che fu distrutta dall'esplosione nei pressi dell'uscita di Capaci durante l'attentato mafioso che uccise anche il giudice e sua moglie Francesca Morvillo. Un evento ora, se possibile, ancora più significativo, visto che tra un mese (il 23 maggio) ricorrerranno i trent'anni da quel gesto così vigliacco quanto atroce e barbaro. I resti dell'auto saranno esposti per tutta la giornata, fino alle ore 18.

In mattinata è stata disvelata la teca con una breve cerimonia a cui ha partecipato anche don Maurizio Patriciello, che ha benedetto la Quarto Savona: "Essere qui stamattina è un'emozione profondissima", ha detto. "È la prima volta che vedo questa macchina. I ricordi sono tantissimi: ciò che successe quel giorno ci ha segnati profondamente, ha segnato la nostra vita, la nostra vocazione, il nostro impegno civile, politico e religioso. Ringraziamo il Signore per coloro che hanno avuto il coraggio di andare avanti, di continuare il loro percorso. Ringraziamo il Signore per Falcone e Borsellino, e per gli angeli che li accompagnavano. Ringraziamo il Signore anche per gli angeli che accompagnano noi, perché anche loro rischiano la vita per noi. Ed è importante per tutti essere qui con i ragazzi. Qualche volta ho detto che parlare ai giovanissimi di Falcone e Borsellino non sempre è utile perché sono figure troppo grandi, che stanno troppo in alto: ai bambini dobbiamo portare i modelli che sono il papà, la mamma, il nonno, lo zio, il sindaco del paese, l'insegnante, il parroco, perché ciò che noi chiamiamo "legalità" deve passare sotto il nome di "normalità". Noi siamo assetati di normalità. Noi vogliamo essere un paese normale, pretendiamo che nessuno possa più calpestare la dignità che nostro Signore ha voluto regalare a tutti quanti. Siamo assetati di dignità, di libertà e di normalità, e allora dobbiamo continuare questo nostro impegno".

Cerimonia Quarto Savona 15 - piazza Salotto

Parole condivise anche dalla dirigente scolastica Daniela Morgione, per la quale "noi educatori abbiamo il compito di tradurre ogni giorno in normalità la legalità attraverso le regole che devono essere interiorizzate". Non a caso, alla manifestazione hanno preso parte molte scolaresche di Pescara. Don Patriciello, prete da sempre in prima linea nelle periferie, ha altresì evidenziato che le scelte urbanistiche hanno inciso profondamente sulla qualità di alcuni quartieri. Toccante, poi, la testimonianza di Tina Montinaro, vedova dell'agente Antonio Montinaro e componente del progetto Quarto Savona 15: "Mio marito è morto con una dignità che pochi uomini hanno", ha dichiarato. Il procuratore aggiunto Anna Rita Mantini ha voluto sottolineare il senso di una scelta, quella compiuta dal giudice Falcone fino alle sue estreme conseguenze, aggiungendo che oggi è molto importante lo sviluppo di una memoria collettiva.

Il sindaco Carlo Masci, a proposito della manifestazione odierna, si è invece chiesto: "Dove potevamo celebrare tutto questo se non qui?", a rimarcare il ruolo fortemente simbolico di piazza Salotto, che già qualche anno fa aveva ospitato la Quarto Savona (in precedenza, ancora, era toccato a piazza Sacro Cuore). "Oggi - ha affermato il primo cittadino - si è parlato di simboli e persone che hanno sacrificato la loro vita per la legalità. Questi sono messaggi destinati soprattutto ai giovani. Gli eroi che abbiamo ricordato in piazza devono essere un esempio per tutti. Quei rottami sono un simbolo, rappresentano chi ha sacrificato la propria vita per noi, sono la nostra storia, ma sono anche il nostro presente e le fondamenta del nostro futuro di libertà, democrazia e legalità, che dobbiamo coltivare ogni giorno con i nostri comportamenti". Infine l'assessore alla cultura, Maria Rita Carota: "Trent'anni fa ci furono una primavera e un'estate molto crudeli per la nostra Italia", ha detto riferendosi all'assassinio di Falcone ma anche al successivo omicidio di Paolo Borsellino, avvenuto il 19 luglio 1992. "Ricordo il senso di paura e di sgomento che tutti provavamo in quel periodo. Credo che, da quel sacrificio eroico che c'è stato, siano germogliati dei semi. Invito i ragazzi a fare tesoro di questi simboli".

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