Lunedì, 15 Luglio 2024
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L'ex presidente della Asl Di Sipio ringrazia la direttrice del pronto soccorso e invita a trovare soluzioni: "Possibili a livello locale"

Il politico di lungo corso torna a parlare della vicenda che lo ha visto protagonista dopo il racconto fatto sui social della sua esperienza nel presidio augurandosi che l'emergenzialità non diventi normalità

I problemi sono sì comuni a tutto il Paese, ma la speranza è che la presa d'atto di una situazione difficile non si trasformi in una percezione di "normalità": delle soluzioni vanno trovate e a livello locale qualcosa si può fare.
Questo in sintesi il messaggio che Tino Di Sipio, l'ex politico della Dc che ha rivestito tra l'altro il ruolo di presidente della Provincia e quello di presidente della Asl, chiede a IlPescara di veicolare dopo la risposta arrivata dalla direttrice del pronto soccorso di Pescara Tiziana Ferrara alla risposta datagli a mezzo stampa dopo che su Il Messaggero Abruzzo è apparso un articolo che riportava l'esperienza da lui vissuta in prima persona nel presidio e raccontata tramite i social.

Una riposta per cui ringrazia e che condivide per la gran parte, ben conscio delle difficoltà che ogni giorno si vivono nei pronto soccorso italiani incluso quello di Pescara. Se però è vero che, precisa Di Sipio, ci sono scelte che pesano sui governi nazionali come la sceta fatta anni fa di depotenziare presidi come quelli di Penne e Popoli o come la cronica carenza di personale, ce ne sono altre che a livello locale possono essere fatte per almeno alleggerire la pressione del pronto soccorso di un grande ospedale come quello di Pescara. Soluzioni che andrebbero prese, aggiunge, ad un tavolo istituzionale cui oltre i vertici della Asl e quindi il direttore generale, il direttore sanitario del presidio ospedaliero e la stessa Ferrara, debbano sedere le istituzioni e non solo la Regione, ma anche il sindaco della città. Un tavolo che in realtà c'è e che sarà convocato presto come ha fatto sapere l'assessore regionale alla sanità annunciando il commissariamento per quei direttori generali che non applicheranno nei tempi gli atti di indirizzo e cui Di Sipio, qualora invitato, parteciperebbe volentieri per portare idee da condividere con chi lavora ogni giorno in prima linea. 

Lo specifica subito, nessun atto di tracotanza né volontà di ergersi a giudice, ma solo quella, da cittadino e conoscitore per i suoi trascorsi del territorio, di dare un contributo qualora facesse piacere. Di Sipio alcune idee le avrebbe dice, ma proprio per non voler sembrare invadente o superbo avrebbe piacere, qualora invitato, di portarle direttamente a quel tavolo. Da parte sua, come d'altra parte sottolineato anche nei suoi post, nessuna volontà  dunque di colpevolizzare o puntare il dito verso medici, infermieri e Oss che lavorano ogni giorno in pronto soccorso e che fanno il massimo, come lui stesso ha scritto. Vero è che però da paziente, i disagi si vivono e sono tanti quando c'è una situazione di sovraffollamento come capitato nel suo caso quando oltre cento persone attendevano di essere visitate. Parliamo di codici verdi e gialli. 

"Il pronto soccorso non può essere come la sala d'attesa della stazione in cui si fa il biglietto e poi ci si siede a guardare l'orario dei treni. Non si può arrivare, andare al triage, riferire i proprio problemi e poi restare in attesa già le prime tre o quattro ore solo per la visita del medico con nel frattempo altri pazienti che arrivano e un'attesa che, in caso di urgenze che hanno giustamente la priorità, si allungano ulteriormente. Fatta la visita con il medico, sottolinea ricordando le sue diverse esperienze, nel caso in cui reputi necessario ulteriori analisi inizia un altro percorso d'attesa. Quello per farle, quello per ritirale e quello per consultarle. A quel punto la decisione sul se sia o meno necessario ricovero e l'estenuante ricerca di un posto letto nei reparti dell'ospedale che sono quasi sempre pieni, la richiesta di accettazione di spostamento in altri presidi come quelli di Popoli o Penne e persino Chieti e, in caso di risposta negativa, la notte da passare su di un lettino nelle stanze del pronto soccorso con altri pazienti su una branda in corridoio”. Persone spesso anziane e dunque particolarmente sofferenti. “Non si può dire che questa sia una 'giornata normale' solo perché oggi la situazione a livello generale è questa. Il timore è che si finisca per dare per scontato che una situazione di disagio diventi una prassi”, aggiunge Di Sipio ricordando anche i giorni di “sold-out” registrati in pronto soccorso e cioè la chiusura dell'ingresso con i pazienti dirottati direttamente in altri ospedali proprio a causa del sovraffollamento.

Quello di Pescara, tiene a ribadire, è un grande ospedale con tante professionalità e il fatto che ci si ritrovi senza posti letto non può non essere considerato un problema. “Non vorrei sembrare uno che passa il suo tempo su facebook per essere sarcastico, credo davvero che se è vero che non si possa risolvere completamente la situazione perché alcune cose non sono gestibili a livello locale, credo anche che miglioramenti siano possibili. Ecco perché auspico che oltre ai vertici della Asl a partecipare al dibattito per trovare soluzioni concrete che migliorino la gestione del pronto soccorso siano anche altri soggetti che in questo senso hanno un ruolo importante, a cominciare dal sindaco che è la massima autorità della città”.

L'occasione per Di Sipio per lanciare un appello lo lancia anche ai medici di base perché tornino ad essere il primo baluardo nel sistema sanitario. “La sensazione – conclude – è che ci si sia fermati in una situazione quasi abitudinaria, come se tutto fosse stato metabolizzato. Io credo che si possa fare qualcosa in più”, ribadisce parlando, in sostanza, dell'importanza di mettere a sistema l'assistenza territoriale che, prima che per il pronto soccorso, passa per distretti sanitari, i medici di base e i piccoli ospedali. 

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