Attualità Pineta Dannunziana

Il dottore forestale Caterina Artese non ci sta: "Quanta incuria nel comparto 5"

La professionista è anche vicepresidente di Italia nostra sezione di Pescara: "Le condizioni climatiche e generali previste per domenica erano di pericolo assoluto. Fa male vedere quello che è accaduto in una situazione abbondantemente annunciata"

Lo strascico dell'incendio che ha devastato parte della pineta dannunziana, c'è e si arricchisce ogni giorno. Dopo aver ascoltato tanti soccorritori, veri eroi dei nostri giorni, che hanno cercato di arginare le fiamme nel terribile pomeriggio di domenica, adesso arrivano i pareri degli esperti di settore. Che cosa può essere accaduto in quei momenti e soprattutto la domanda è, perché? In questa intervista riportiamo le argomentazioni di Caterina Artese, dottore forestale e vicepresidente di Italia Nostra sezione di Pescara. Che, tiene a precisarlo "esprimo le mie opinioni e quelle di diversi iscritti a "Italia nostra", con i quali mi confronto continuamente, a maggior ragione dopo quanto accaduto alla nostra pineta".

La Artese è molto chiara e non si nasconde dietro a un dito: "Come è accaduto anche per i gravi incendi che hanno di recente colpito la Sardegna, anche da noi evidentemente si sono manifestati problemi legati alla riorganizzazione del sistema antincendio, dopo l'abolizione del corpo forestale dello stato. MI sembra fin troppo chiaro, altrimenti non si sarebbe verificato ciò che purtroppo abbiamo visto". A cosa si riferisce in particolare? "La giornata di domenica era da bollino rosso, il rischio incendi era alto, le temperature superavano i 40 gradi e il vento era caldo. Ma lo si sapeva. Non si capisce come, sottolineate queste condizioni climatiche particolari, non ci fosse un adeguato controllo delle aree. Non mi riferisco ai vigili del fuoco o alle forze dell'ordine né a qualche categoria in particolare, ci mancherebbe, ma la mia considerazione da addetto ai lavori è quantomeno di incredulità. Ritengo che anche questa mia idea sia da ricollegare alla riorganizzazione del sistema antincendio di cui sopra".

Ricordiamo che la pineta dannunziana è considerata di particolare pregio, oltre a tutte le considerazioni sociali e culturale che riguardano la sua importanza per la città di Pescara: "La pineta dannunziana è una riserva naturale istituita nel 2000, è un'area protetta pregiatissima che andava difesa. Al suo interno vi sono 350 specie vegetali, oltre a circa 150 specie di fauna. Inoltre ci sarebbe un discorso a parte da fare per i pini d'Aleppo".

Facciamolo: "Questi pini molto rari hanno una capacità straordinaria di resistere anche a certi tipi di fuoco. È vero che molti pini d'Aleppo sono stati danneggiati e ridotti in cenere, ma ce ne sono altri che invece hanno buone possibilità di riprendersi. Ecco, dobbiamo cercare di salvare ciò che è salvabile, perché se in questa fase si ragiona e non ci si fa prendere dalla frenesia, ritengo che tra quattro o cinque anni si possa ricreare una flora molto buona. Leggo e sento che già si voglia procedere all'abbattimento di questi pini: io dico che occorre aspettare qualche giorno per capire e fare una selezione professionale e naturalistica di ciò che va abbattuto e ciò che va conservato. Ripeto, molti pini di Aleppo si possono salvare, costituiscono un patrimonio di inestimabile valore".

Cosa si augura? "Che vengano interpellate le giuste categorie di professionisti, ad esempio i forestali o i fitopatologi o le tante associazioni di settore. Un conto è curare le aiuole e il verde pubblico, un conto è salvare un'intera area protetta che rischia di morire. Questi interventi li doveva fare il Comune, perché la gestione è demandata ad esso, che poi si può avvalere di altri enti".

Vuol dire che si poteva fare di più in fase preventiva? "Premesso che la magistratura farà il suo corso, credo che una visione corretta possa portare a dire che ci potrebbe essere stato un mix tra dolo e scarsa manutenzione delle aree. Esiste un piano di assetto naturalistico della riserva dannunziana che è stato approvato solo di recente. L'area protetta è istituita per difendere le riserve naturalistiche e il comparto 5 andava difeso in modo diverso. È specificato nella pagina 162 del Pan, in cui è scritto che erano previsti interventi mirati a contenere i rischi di un incendio, interventi di rimozione rifiuti abbandonati, estirpazione specie esotiche, e altro. Invece in quel comparto c'erano rifiuti e materiale pericoloso di ogni genere, spesso ignifugo, un'area in cui avevano accesso tante persone, troppe, e non gli addetti ai lavori che avrebbero dovuto studiare e curare il patrimonio arboreo. E' strano che quello di domenica pomeriggio sia già il terzo incendio nella zona negli ultimi mesi, già abbondantemente segnalati. È strano che ora non si faccia nulla per salvare ciò che si può".

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