A Pescara cambiano le regole per l'affidamento dei parchi comunali: ecco le novità

Viene introdotta la possibilità di assegnare le gestione temporanea delle aree verdi anche a scuole, associazioni sportive e professioni religiose

Cambiano le regole a Pescara per l'affidamento all'esterno della gestione dei parchi comunali.
Viene introdotta la possibilità di assegnare le gestione temporanea delle aree verdi anche a scuole, associazioni sportive e professioni religiose.

Prevista anche la possibilità di realizzare strutture mobili leggere sino a 100 metri quadrati, anziché gli attuali 32 metri quadrati, al fine di promuovere l’organizzazione di eventi e attività, e di assumere la gestione dei parchi sino a un massimo di 20 anni, in modo da ammortizzare gli eventuali investimenti che un privato andrà a realizzarvi.

È quanto fa sapere il presidente della commissione Ambiente, Ivo Petrelli, che informa come «le modifiche saranno ora inserite in una proposta di delibera che disciplinerà i prossimi bandi per l’affidamento all’esterno degli spazi e che porteremo in consiglio comunale entro poche settimane».

«Già da alcune settimane», aggiunge Petrelli, «abbiamo acceso i riflettori sulla problematica inerente la gestione dei parchi comunali, che determinano un forte aggravio di spesa a carico delle casse cittadine, non solo in termini di manutenzione ordinaria, ma anche in termini di pulizia quotidiana, di apertura e chiusura dei cancelli, dunque di conduzione giornaliera. Più volte, ormai da anni, gli uffici hanno tentato di affidare all’esterno almeno la gestione dei parchi più grandi e attraenti, come il "Baden Powell" in via Raffaello, dove ci sono anche campi sportivi, o il Parco "Calipari" in via Caduti di Nassiriya, proprio di fronte all'ospedale Covid, il parco della Caserma Di Cocco, a Porta Nuova, e ora, a giorni, anche il nuovo Parco dello Sport, in via Rigopiano. Ma quasi tutti i tentativi, sino a oggi, sono stati un flop, ovvero la maggior parte dei bandi è andata deserta e, anche quando qualcuno si è candidato ad assumere la gestione delle strutture, rendendosi conto dei costi dell’operazione, si è tirato indietro già all’apertura delle buste, o più semplicemente ha rinunciato poco dopo l’affidamento e, a oggi gli unici due casi di successo sono di fatto il Parco di Villa dei Riseis e di Villa Sabucchi».

Il problema, come verificato in commissione sono alcune discrepanze o lacune nei bandi che di fatto oggi rendono la gestione di un parco anti-economica anche per un privato, dunque un’operazione poco attraente, se non addirittura un’operazione a perdere. 
«Innanzitutto», spiega ancora Petrelli, «abbiamo deciso che i parchi possono essere affidati in gestione non solo a Onlus, enti no-profit, associazioni umanitarie, cooperative e ditte, ma anche a Organizzazioni e Associazioni tra cui Associazioni Sportive Dilettantistiche, Associazioni di Promozione Sociale, Enti di Promozione Sociale, Scuole e Istituti Comprensivi, enti di culto, e le imprese. L’idea ci è stata suggerita proprio dall’emergenza Covid-19 per la quale tante professioni religiose ci hanno chiesto di poter utilizzare i parchi per tenere messe e funzioni, così come le scuole e le associazioni sportive per poter svolgere attività all’aperto anziché al chiuso. Una delle novità più importanti introdotte riguarda poi la durata della concessione che, da dieci anni, passa a un massimo di vent’anni e la ragione è chiara: nei bandi, così come nel regolamento, il Comune offre agli affidatari l’opportunità di realizzare strutture, chioschi o di eseguire opere migliorative, che però hanno un costo che il realizzatore deve pur avere il tempo di ammortizzare, non certo per trarne un profitto, ma almeno per non essere in perdita e recuperare le spese sostenute». 

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