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28 febbraio 1988: il giorno del miracolo annunciato, tra pallone e divinità

Da una parte chi passò ore in adorazione sul colle della Vecchia nell'attesa di un segnale dal cielo, dall'altra chi scelse di venerare Maradona

Quel giorno la città di Pescara si divise. In ventimila si radurarono sul colle della Vecchia, con lo sguardo rivolto al cielo nell'attesa di un'apparizione della Madonna.
Quasi il doppio delle persone scelse invece lo stadio Adriatico per vedere il Dio del calcio, Diego Armando Maradona.

Era il 28 febbraio del 1988, giorno della profezia annunciata dalla veggente Maria Antonietta Fioritti, sostenuta da don Vincenzo Diodati.

Stessa data anche del big match del campionato di serie A, Pescara-Napoli. La squadra di Ottavio Bianchi, con il suo primo scudetto cucito al petto, si presentò con tutte le sue stelle al cospetto della spavalda truppa galeoniana formata da qualche ragazzino reduce della storica promozione e guidata in campo dall'asso brasiliano Leo Junior. Gli spalti si riempirono già a mezzogiorno, con il pubblico di fede partenopea che si compattò soltanto un'ora prima della partita. Molti di loro approfittando della ghiotta occasione per fare business, accantonarono la pratica del bagarinaggio davanti ai cancelli delle tribune per dedicarsi alla vendita di immagine sacre, gadget dedicati alla Vergine Maria e occhiali con lenti affumicate.

I fedeli accorsi sulla collina di Montesilvano aspettavano un segno divino, una scritta disegnata dal sole e altri segnali propiziatori che potessero dare un senso a quella giornata trascorsa in preghiera. La partita, seppure importante, passò dunque in secondo piano e le televisioni di tutta Italia spostarono le attenzioni e gli obiettivi delle telecamere sul luogo della visione celestiale, nella speranza di cogliere qualche testimonianza diretta. Qualcuno, a furia di fissare il sole, ebbe le traveggole e iniziò ad urlare al miracolo. Altri invece dovettero far ricorso alle cure mediche per aver messo a serio rischio la retina e il bulbo oculare. La cronaca fece registrare anche una vittima, Assunta Florindi, morta collassata in quella calca assurda per l'esagerata esposizione ai raggi solari.

La Chiesa condannò l'azzardata annunciazione e il vescovo Iannucci ordinò a don Vincenzo un ritiro punitivo, più che spirituale, in convento. Indagò anche la Procura, con i due protagonisti, parroco e veggente, accusati di abuso della credulità popolare, diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico e occupazione abusiva. A compiere un mezzo miracolo in quella giornata fu Giuseppe Zinetti, portiere biancazzurro, che parò l'impossibile neutralizzando Dieguito e si arrese soltanto al colpo di testa di Bruno Giordano che regalò la vittoria al Napoli. Il resto è storia, con il Pescara che ottenne la salvezza e Galeone eletto a vero profeta.

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