rotate-mobile
Giovedì, 18 Aprile 2024
Attualità

"Morire" sotto le macerie e rinascere, la guerra non si può spiegare ma si deve raccontare: così lo fa Mimmo Sarchiapone

La minaccia nucleare fa paura, abbiamo chiesto al "ricordo vivo" di chi sopravvisse al bombardamento del 14 settembre 1943 di raccontarsi oggi che guerra e povertà tornano parole tristemente protagoniste

Non chiamatela una “memoria storica”. La sua è la voce di un “ricordo vivo” che parole come guerra, fame e povertà le ha messe nel suo vocabolario sin da giovanissimo. Parole note, ma per chi come noi vive in questa parte del mondo fino ad oggi solo caratteri di stampa incapaci di restarti addosso come cicatrici che solo sfiorandole fanno rabbrividire.

A Mimmo Sarchiapone che il 14 settembre del 1943 badava al carretto di una vicina di casa intenta a prendere cibo da un treno fermo alla stazione di Pescara, i brividi vengono ancora oggi quando ci racconta di quel giorno. Il giorno in cui è iniziata, solo 12enne, la sua seconda vita. Una vita che racconta seppur convinto che chi parole come guerra, fame e povertà le ha viste impresse fortunatamente solo nei vocabolari e non sul corpo, fatichi a comprendere. I giovani soprattutto, che sono la sua preoccupazione di fronte ai forti venti di crisi che tirano. Un vocabolario cui si aggiunge nella contemporaneità quel “nucleare” che è una minaccia forse improbabile, ma di certo possibile e anche in questo caso la storia insegna. 

“Era una giornata bellissima – racconta -. Stavo giocando vicino alla scuola Ravasco con degli amici”. Indosso una canottiera e un pantalone e niente scarpe. La povertà era tanta, ma la città si sentiva sicura, spiega. Dopo il terribile bombardamento di agosto, la firma dell'armistizio dell'8 settembre aveva portato una ventata di aria nuova. Ma quella che sarebbe arrivata di lì a poco sarebbe stata irrespirabile. “Una vicina con il carretto disse a mia madre che era stato fermato un treno con derrate alimentari. Chiese se potevo andare con lei così sarei rimasto di guarda e avrei anche portato qualcosa a casa. La fame era nera”. Era fermo a pochi metri dal Tito Acerbo quando un fischio assordante arrivò dal cielo. “Non ci fu nessun allarme. Erano le 13. Sono sbalzato dall'altra parte della strada e sono finito sotto le macerie. Ci sono volute diverse ore perché mi tirassero fuori i soldati che, fortunatamente, presidiavano proprio l''istituto. Ho avuto una strana sensazione. Ero morto”. In realtà era solo svenuto, ma quel giorno ha segnato l'inizio di una nuova vita, ci dice, tanto che "per me è il mio secondo compleanno. Lo festeggio, in modo intimo, ma lo festeggio sempre”. Una volta uscito dall'inferno delle macerie, un altro gli si è parato davanti agli occhi. Sono state migliaia le vittime di quell'attacco americano. Urla, pianti e corpi dilaniati avevano trasformato una giornata azzurra in un giorno dalle tinte rosso del sangue e nere del terrore. “Ho iniziato a camminare, ma non sapevo neanche dove stavo andando”. Nel frattempo la donna che era con lui era tornata in via Oberdan, dove Mimmo viveva con mamma Elonora, papà Valentino, le quattro sorelle e la nonna. Andarono a cercarlo senza trovarlo fino a quando quasi fosse un fantasma visto il bianco dei calcinacci che lo ricoprivano, l'abbraccio con i suoi cari.

Subito dopo lo sfollamento prima a casa del nonno, ai Colli e poi a Spoltore, ma per tanto tempo quel ragazzino ha avuto paura: “quando sentivo il rumore degli aerei tremavo” e oggi a raccontarlo si emoziona ancora come se quel ricordo non fosse vecchio di 80 anni, ma recentissimo.

Orrore sì, ma anche tanta bellezza nonostante la miseria e le difficoltà. La stessa bellezza di cui si è circondato e continua a circondarsi. Maestro dell'incisione dell'acquaforte è un'istituzione di questa arte che si sta perdendo e appresa sin da ragazzino perché il disegno era la sua passione. Una passione sempre avuta e per la quale il padre lo aveva più volte rimproverato, esplosa quando nel 1939 andò in quello che oggi conosciamo come il cenacolo di via Ponte Rosso (oggi via Ravenna) della pittrice Isabella Ardente per dire a Vicentino Michetti che il padre, capomastro dei suoi cantieri, quel giorno non sarebbe andato a lavoro perché ammalato. "Rimasi affascinato, mi si sgranarono gli occhi e lui se ne accorse". Iniziò così, come una giovane mascotte, a frequentare quel cenacolo di intellettuali, artisti e poeti spezzato proprio dall'arrivo della guerra.

Oggi la parola guerra è entrata nella nostra quotidianità. Di guerre ce se nono sempre state, purtroppo, ma il confitto russo-ucraino è vicino e protagonista nell'informazione. Un conflitto e una minaccia che per la prima volta, dopo 80 anni, ci fa sentire meno al sicuro. "Da qualche anno qualcosa è cambiato - spiega Mimmo -. Sono preoccupato per i giovani perché li vedo così indifferenti a tutto. Non credo abbiano capito il periodo che stanno vivendo, come fai a spiegargli una guerra? Non possono capire, questo è normale", aggiunge come se sentirne parlare da chi l'ha vista e vissuta non interessi più.

Sì, i tempi cambiano e cambiano i modi in cui i problemi si abbattono sulle persone, ma dei parallelismi ci sono sempre. Il caro bollette sta mettendo in ginocchio imprese e famiglie e si pensa a come risparmiare e così diventa più facile provare solo a immaginare la famiglia di Mimmo che, per scaldarsi, accendeva la brace in un ciocco su cui tutti poggiavano i piedi intenti chi a cucire, chi a parlare, ma sempre insieme. Questa, per lui, la grande differenza. "Oggi non c'è ascolto. Noi se parlava qualche adulto. Eravamo partecipi dei discorsi dei nostri genitori. Avevamo percezione della realtà della situazione. Quando nonna raccontava della prima guerra mondiale si stava tutti in silenzio. Questo forse anche perché vivevamo anni in cui si stava andando nella stessa direzione". Insomma spiegarla una guerra non si può, perché quando una cosa è così lontana immaginarla non può bastare. Raccontare però è tessere un filo che rende impossibile dimenticare e anche se invisibile c'è e bisogna continuare a sferruzzare perché non si rompa.

Un filo che in occidente si è sfilacciato e Mimmo il timore che dalla Russia una follia possa arrivare ce l'ha ed è per questo che il suo pensiero va ai ragazzi che devono essere la forza del presente e del futuro continuando a tessere il valore della memoria. La loro fragilità lo disarma, ci racconta, quando sente della crescita dei suicidi tra i giovanissimi. Incomprensibile per un uomo che, ragazzo, è morto e rinato e che vorrebbe vedere in loro quella voglia di vivere e riscattarsi che, adulto, lo ha portato a frequentare l'Accademia di Belle Arti di Firenze, a laurearsi e a regalare alla sua città, e non solo, la maestria che gli appartiene.

Mimmo Sarchiapone ragazzo-2

Foto: Mimmo Sarchiapone in spiaggia a Pescara nel 1947

Novantuno anni, uno studio ancora pienamente operativo e un regalo che farà alla sua città proprio in quel posto dove lui ha visto l'orrore. A salvarlo, gli hanno detto i soldati che lo hanno tirato fuori quel pomeriggio del 14 settembre 1943, la trave di una delle tante case dilaniate dalle bombe. Una trave che gli ha fatto da scudo e gli ha permesso di rinascere, realizzare sogni e raggiungere obiettivi. A 91 anni Mimmo Sarchiapone pensa ai giovani e non smette di darsi da fare. Si racconta anche se teme di non essere ascoltato. Soprattutto si prepara a fare un altro dono alla sua città che in tante meravigliose stampe in questi anni ha raccontato. "Ho donato tutte le mie opere alla fondazione Pescarabruzzo – ci dice -. In cambio ho chiesto un museo dell'acquaforte dove nascerà anche un laboratorio per tramandare un'arte che oggi non si insegna più. Il presidente della fondazione ha accettato, ma in cambio mi ha chiesto di insegnare". Lo farà in questo spazio che, spera, sarà inaugurato entro fine anno proprio davanti al Tito Acerbo, proprio lì dove fu travolto dalle macerie, sopra quella trave, oggi immaginaria, che è stata il pilastro su cui costruire una nuova vita dove il posto dell'orrore lo ha preso la bellezza.

Non è una "memoria storica" Mimmo Sarchiapone, ma un "ricordo vivo" di un tempo lontano eppure oggi, con espressioni nuove, così vicino. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Morire" sotto le macerie e rinascere, la guerra non si può spiegare ma si deve raccontare: così lo fa Mimmo Sarchiapone

IlPescara è in caricamento