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foto di Mariangela Ottaviano

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Locasciulli contro Sanremo 2021: “Rispecchia il clima di declino che stiamo attraversando”

Per il cantautore di origine pennese “si vede che i tempi sono davvero cambiati. Mi ha davvero stupito in negativo la necessità della maggior parte dei partecipanti di amplificare fino all’inverosimile l’esagerazione”

Mimmo Locasciulli non ha particolarmente gradito Sanremo 2021, conclusosi sabato notte con la vittoria dei Maneskin. Questo ciò che ha scritto su Facebook il cantautore di origine pennese: “E pensare che quando ho partecipato al Festival ero così critico che ho sfiorato la rottura con la mia casa discografica. Io non volevo partecipare, loro insistevano. Oggi ne conservo un ricordo neutro, il brutto era che si cantava in playback e che un po’ tutti, discografici, giornalisti e pubblico, erano interessati soprattutto agli ospiti stranieri, che abbondavano a dismisura. Il bello era che, comunque, si trattava di una rassegna di canzoni che rappresentavano un po’ tutta la gamma della musica che si ascoltava in Italia e che i cantanti erano semplicemente dei cantanti, senza alcuna necessità di esagerare. Addirittura ricordo che un giornalista espresse il suo apprezzamento perché sul palco mi ero presentato come se avessi dovuto andare in ufficio, semplicemente con un vestito blu scuro e la camicia bianca”.

Locasciulli commenta l'edizione di quest'anno ricordando soprattutto la sua presenza tra i Big del Festival 1985 con il brano “Buona Fortuna”, in modo da fare un raffronto:

“Il cast era veramente rappresentativo della nostra musica, tutta. C’era una foltissima schiera di cantautori (Graziani, Finardi, Garbo, De Crescenzo...) oltre che Ramazzotti, Oxa, Cinquetti, Ricchi e Poveri, Banco, Matia Bazar, New Trolls, Zucchero, Fiordaliso, Fogli, Christian… Tutta, o quasi, la musica italiana del tempo”.

E quest’anno? “Si vede che i tempi sono davvero cambiati – scrive Locasciulli – A parte l’inutilità e il fastidio degli interventi della maggior parte degli ospiti che con la musica non c’entrano nulla, mi ha davvero stupito in negativo la necessità della maggior parte dei partecipanti di amplificare fino all’inverosimile l’esagerazione: tonnellate di anelli sulle dita, sul naso e dappertutto, tatuaggi come carte geografiche, travestimenti assurdi, abiti davvero ridicoli, testi volutamente conditi di ambiguità sessuale, abuso di soluzioni armoniche “do-la minore-fa-sol” e simili…”.

Insomma "uno scenario che rispecchia perfettamente il clima di basso impero e di declino che stiamo attraversando", afferma impietosamente Locasciulli, che sostiene anche di aver provato un fastidio viscerale verso le scelte fatte dal direttore artistico: avevamo già Amici, X-Factor e simili, ora ai bisogni e agli interessi delle multinazionali e dei padroni della musica si è piegato anche il Festival. A parte qualche eccezione (Ermal Meta, Colapesce & Di Martino, Gazzé, Renga e pochi altri), il cast mostra chiaramente che la scelta dei partecipanti si traduce nella continuazione martellante ed asfissiante delle logiche imperanti nei “talent”. Un mio caro amico musicista diceva “quando è troppo è quasi troppo!”. Non sbagliava”.

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