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Monsignor Valentinetti alla Cittadella Caritas: "La speranza è in Gesù, nato solo e rifiutato come tanti uomini e donne di questa terra"

L'arcivescovo ha parlato dell'orrore di un mondo che è oggi "un deserto di cattiveria e morte" dove ancora una volta la Natività rappresenta quel baluardo per illuminare il cammino oscuro di una umanità che, seppur nascostamente, cerca e ha bisogno d'amore

“A dispetto dello scenario così terribile di questo mondo le storie d'amore esistono ancora. Sono storie d'amore di una carità che non conosce confini né di spazio né di tempo, ma che continuano a rimanere dentro la storia di una umanità che cerca amore, nascostamente, ma lo cerca”.

A dirlo è stato l'arcivescovo dell'arcidiocesi Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti nel coso della messa di Natale svoltasi nella Cittadella dell'accoglienza Giovanni Paolo II della Caritas. È proprio quest'ultima con un post a riportare alcuni dei passaggi salienti dell'omelia di monsignor Valentinetti. Parole con cui ha affrontato la durezza di un mondo segnato oggi più che mai da guerre, solitudini e povertà, ma fatte anche di quella speranza rappresentata dalla nascita di Gesù che è ancora oggi, ha sottolineato l'arcivescovo, un vero esempio e un baluardo per costruire davvero un mondo migliore.

“Che cosa resta a noi oggi dentro a questa storia? - ha detto parlando proprio della Natività - Qual è la possibilità minima, la speranza più piccola che possa illuminare un deserto di cattiveria e di morte? La speranza è ancora una volta quel bambino, quel bambino che nasce oscuro, che nasce solo, rifiutato perché per loro non c’era posto nell’albergo, che nasce in mezzo a un gruppo di pastori, dentro a una grotta custodito solo dall’amore materno e paterno dei suoi genitori. È ancora una volta l’unico appiglio, l’unica possibilità per riaccendere il cuore e la speranza è questo annuncio dato con una grande gioia: è nato per voi un salvatore, Cristo Signore”.

Ed proprio nelle storie d'amore dell'umanità, ha proseguito, che “lo andremo a cercare”. Un bisogno d'amore condiviso e universale che si può provare a nascondere, ma che continua perpetuo a pulsare.

“Questa è la nostra speranza, questa è la possibilità di dire che se una crisi ci attanaglia il cuore, non possiamo disperare. ma dobbiamo riprendere con coraggio le strade dell’amore e ridire che il Signore ci ama, ci vuole bene e per noi ha fatto la grande follia di nascere come uno di noi in una storia piccola, umile, nascosta - ha concluso monsignor Valentinetti - come tanti uomini e donne di questa terra”.

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