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Partorire al tempo del Coronavirus, ecco l'esperienza della neo mamma Federica Fusco

La giornalista e scrittrice ci racconta come ha messo al mondo il suo primogenito, Piergiorgio Delle Monache, venuto alla luce con parto naturale all'ospedale civile di Pescara in piena emergenza sanitaria

“Se mio figlio sta venendo al mondo proprio ora, significa che conosce la strada!”.

La giornalista e scrittrice Federica Fusco accoglie così il suo primogenito, Piergiorgio Delle Monache, venuto alla luce all'ospedale civile 'Spirito Santo' in piena emergenza Coronavirus. Figlio di Federica e Piero (sassofonista e compositore pescarese), Piergiorgio è nato mercoledì 25 marzo, poco prima delle 4 del mattino, con parto naturale. 

Proprio papà Piero, per spezzare questa dolce attesa, aveva lanciato un mese fa - decisamente a tema - il brano "Il ballo della mascherina", che ha segnato il suo debutto come cantante.

“Sono stata in ospedale cinque giorni - ci racconta Federica - Non è stato facilissimo fare fronte agli orari assurdi, ai ripetuti esami clinici, ai dolori, alle novità impellenti, al personale non sempre educatissimo e sensibile. Ma grazie a Dio l’ossitocina sta facendo effetto, sto già dimenticando gli aspetti più antipatici e facendo spazio solo al bello”.

Come hai fronteggiato le difficoltà?

“Per vivere al meglio questa esperienza unica ho provato ad osservare tutto con una certa distanza, compresa me. Osservavo le tante persone operose, intente a fare qualcosa, un po’ come formichine, alcune disciplinate, altre meno. Vedevo chi andava di corsa, chi stava fermo due minuti per riprendere fiato e mantenere la concentrazione. Dottori, ostetriche, infermiere, personale di servizio. Tutti avevano il loro posto, il loro ruolo, i loro tempi e... le loro mascherine. Ma dopo un po’ si impara a riconoscersi e a comunicare anche con il viso mezzo coperto: capita addirittura di incontrare chi sa ridere con gli occhi”. 

Quali le restrizioni da Covid19?

“Te ne dico alcune. Ad esempio, per ragioni di sicurezza, i mariti/compagni non sono potuti entrare nella cosiddetta “sala prodromi”, quella dove le donne vivono il loro travaglio, con tanto di doglie e sbalzi d’umore. Così, per farmi forza, pensavo alle nostre nonne che hanno vissuto la guerra senza mariti e senza cellulari per chiamarli in qualsiasi momento. Fondamentale è stata la solidarietà tra compagne di stanza: perfette sconosciute, così care e vicine in quel momento”.

E poi?

“Ho sentito la mancanza anche delle visite di parenti e amici. Assolutamente vietate. Solo i papà potevano venire all'ora di pranzo e cena. Il che almeno ha dato una certa calma all’intero reparto... però che tristezza! Senza confetti, palloncini, mazzi di fiori... È pur vero che, in situazioni ad elevata criticità come questa, l’unica soluzione è attenersi alle regole: non c’è tempo per valutarle o controbattere”.

Quali altre misure di sicurezza sono state prese?

“Diverse: ad esempio le donne gravide o le neo-mamme hanno un ascensore riservato, l’F8. È stato predisposto anche il “triage” all’ingresso del reparto, cioè si effettuano i questionari per il Covid19 e si può trovare il gel disinfettante per le mani. Qui misurano anche la temperatura e il livello di ossigenazione. Tutti giravano con mascherine, guanti, cuffie etc. In casi precisi i medici hanno indossato la divisa completa, con camice verde usa e getta e cappello “da saldatore”. È stata un'esperienza incredibile”.

C'è qualcuno che vuoi ringraziare?

“Sì. Mi sento di esprimere un ringraziamento a quanti stanno andando avanti, nonostante sia difficilissimo. In certi momenti, sotto mille pressioni, non si sa bene cosa fare, ma le cose funzionano. Piergiorgio è nato e sta bene! In particolare un grazie di cuore va al dottor Gian Nicola Cunese, responsabile del reparto, disponibile e sempre attrezzato di una spiegazione precisa e di una battuta simpatica. Partorire al tempo del Covid19 è possibile!”. 

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