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Didattica a distanza, un ragazzo: "Strumento utile, ma non si può andare avanti così per sempre"

Giovanni Varveri, alunno del liceo Mibe Bellisario, ci ha inviato una lettera in cui manifesta la sua "paura di dover ancora una volta rientrare a scuola per fare 10 giorni di lezione e poi tornare, per l’ennesima volta, alla ormai noiosa dad"

Giovanni Varveri, studente di scuola superiore, ci scrive sostenendo che la didattica a distanza "può essere uno strumento utile in caso di emergenza, come avvenuto a marzo e aprile, ma non si può andare avanti così per sempre". Il ragazzo, alunno del liceo Mibe Bellisario, ha inviato una lettera alla nostra redazione in cui manifesta la sua "paura di dover ancora una volta rientrare a scuola per fare 10 giorni di lezione e poi tornare, per l’ennesima volta, alla ormai noiosa dad". Con la didattica a distanza, denuncia Giovanni, "io e molti miei amici stiamo riscontrando gli stessi problemi: mal di testa, nervosismo e disturbo del sonno".

"Ormai da 9 mesi siamo rinchiusi in casa davanti a uno schermo a fare lezione a distanza: siamo stufi. Le vacanze di Natale dovrebbero essere un momento in cui soprattutto noi ragazzi possiamo distrarci un po’, e invece no. Dopo che da ottobre si diceva che queste misure ci avrebbero consentito di passare un Natale sereno, è arrivata la stangata: nuove restrizioni per tutta l’Italia. L'Abruzzo si è già fatto la zona rossa apposta per salvare il Natale, e ora ci ritroviamo per l’ennesima volta rinchiusi".

Varveri precisa che "non siamo stanchi perché vogliamo tornare a prendere un caffè con un amico o perché vogliamo uscire e basta: siamo stanchi di questa dad, non se ne può proprio più, vogliamo tornare almeno alla normalità del mondo della scuola. La scuola può anche riaprire il 7 gennaio ma richiuderà subito se non si fa nulla per i trasporti e tutti gli altri problemi".

E infine: "La situazione, si sa, è difficilmente gestibile e io per primo mi rendo conto di molte problematiche, ma dopo 9 mesi non possono più esserci giustificazioni, soprattutto perché ci dicono di stare a casa per tutelare i pensionati, ma poi noi ragazzi ci rimettiamo la libertà e i pensionati dalla mattina alla sera stanno comunque in giro, con noi davanti a uno schermo a fare lezione".

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